×
 
 
17/04/2026 06:00:00

Carmelo Vetro, la cosca, la loggia e i lavori al tribunale di Marsala

Continuiamo a occuparci di Carmelo Vetro, cercando di ricostruire il suo ruolo come uomo ponte tra mafia e massoneria, nei territori della provincia di Trapani e di Agrigento. Qui la prima puntata della nostra inchiesta. Qui la seconda.

 

Il nome di Carmelo Vetro non compare solo nelle carte più recenti dell’inchiesta su corruzione e sanità della quale tanto si parla in questi giorni. Torna anche in un altro contesto, ancora più delicato: quello delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che, negli anni, hanno provato a raccontare i rapporti tra mafia e massoneria nel Trapanese.

 

A riportarlo è Teresa Principato, per anni tra i magistrati che hanno guidato la caccia a Matteo Messina Denaro. Nelle sue ricostruzioni, contenute nel libro "Siciliana", emerge un quadro che va oltre i singoli episodi: una rete in cui la massoneria rappresenta uno degli strumenti più efficaci per costruire protezione e relazioni.

 

Il racconto di Tuzzolino

 

È il 4 marzo 2015 quando Principato incontra l’architetto Giuseppe Tuzzolino, che aveva iniziato a collaborare con la Procura di Agrigento.

Un rapporto complicato, il suo. Le sue dichiarazioni avevano creato più di un problema agli inquirenti, tanto da portare alla revoca del programma provvisorio di protezione. Eppure, Tuzzolino dice di sapere cose importanti su Messina Denaro.

Durante un interrogatorio serale, in caserma, comincia a parlare.

Racconta i luoghi degli incontri con il boss, che inizialmente conosceva sotto falso nome: Pietro Polizzi. Ma soprattutto introduce un elemento chiave: la massoneria.

Dice di esserne parte, insieme al suocero Calogero Baldo e alla compagna. E indica con precisione le logge: Agrigento, poi Castelvetrano, con passaggi tra diverse obbedienze. Un quadro che, in parte, trova riscontro nelle indagini del Gico della Guardia di Finanza, racconta Principato. 

 

Il progetto della “superloggia”

 

Ma il punto centrale arriva dopo.

Secondo Tuzzolino, già dal 2007 Matteo Messina Denaro avrebbe deciso di creare qualcosa di diverso dalle logge tradizionali: una vera e propria “superloggia”, denominata “La Sicilia”.

Un organismo con un obiettivo preciso: non più limitarsi a influenzare la politica, ma diventare la politica.

Per farlo, la regola era chiara: dentro dovevano entrare solo figure strategiche. Imprenditori, professionisti, medici, avvocati, ingegneri. Ma anche politici, e – se possibile – appartenenti alle forze dell’ordine e alla magistratura.

Un progetto ambizioso, che secondo le dichiarazioni del collaboratore non rimase sulla carta.

 

Le conferme e i riscontri

 

A rafforzare questo racconto arrivano anche le dichiarazioni di un altro collaboratore, il cardiologo calabrese Marcello Fondacaro, che parla di una struttura massonica derivata dalla loggia P2.

Un sistema parallelo, capace di mettere in relazione mondi diversi e garantire protezione e contatti anche fuori dalla Sicilia.

È in questo contesto che il nome di Vetro torna centrale.

 

Il ruolo di Vetro: la “garanzia”

 

Secondo Tuzzolino, per entrare in questo circuito non bastavano le competenze o le relazioni. Servivano garanzie. E non politiche, ma direttamente mafiose.

Nel suo caso, a garantirlo sarebbe stato proprio Carmelo Vetro, figlio di un boss e figura già inserita in quel sistema di relazioni.  Una garanzia “totale”, come la definisce lo stesso Tuzzolino: “Su tutto, sulla vita”.

Un passaggio che restituisce il ruolo di Vetro in una luce diversa. Non solo imprenditore vicino a certi ambienti, ma anello di raccordo, figura di fiducia capace di certificare l’affidabilità di chi entrava in quei circuiti.

 

Il contesto: il tribunale di Marsala

 

La vicenda si inserisce anche in un caso concreto: quello della costruzione del nuovo tribunale di Marsala. Una vicenda che abbiamo raccontato su Tp24, con inchieste a approfondimenti negli anni. 

Secondo il racconto, l’ingresso di Tuzzolino, architetto, nella superloggia sarebbe servito anche a facilitare le operazioni burocratiche legate ai lavori: "Vetro aveva imprese edili e produzioni di ferramenta. Carmelo Vetro apparteneva a Cosa Nostra. Vetro viene presentato in massoneria per farci accreditare su Trapani mentre eravamo in piena partecipazione nella gara di direzione lavori per l’esecuzione della costruzione del Tribunale di Marsala". 

Un’opera da milioni di euro, segnata da ritardi e criticità. 

E anche qui, ancora una volta, emergono gli stessi elementi: affari, relazioni, e la necessità di una “copertura” affidabile.

 

  • - CONTINUA - 

 

 



Inchieste | 2026-04-14 06:00:00
https://www.tp24.it/immagini_articoli/13-04-2026/cosi-la-mafia-trapanese-fa-affari-miliardari-a-malta-250.jpg

Così la mafia trapanese fa affari miliardari a Malta

Non solo rifugio per latitanti eccellenti. Non solo base discreta lontana dalla Sicilia.  Malta, negli ultimi quarant’anni, è stata molto di più per Cosa nostra trapanese: una piattaforma per riciclare denaro, gestire...