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17/04/2026 06:00:00

Niscemi, l'inchiesta travolge la Regione. “In 20 anni non è stato fatto nulla”

A quasi tre mesi dalla frana che ha messo in ginocchio Niscemi, arriva la svolta giudiziaria. La Procura di Gela accende i riflettori su oltre trent’anni di mancati interventi e iscrive nel registro degli indagati 13 persone, tra cui gli ultimi quattro presidenti della Regione siciliana. L’ipotesi è pesante: disastro colposo e danneggiamento.

Secondo gli inquirenti, quella tragedia – centinaia di sfollati, case distrutte, un’intera area compromessa – non sarebbe stata inevitabile. Anzi. E per 30 anni quello che si doveva fare non è stato fatto.

 

L’inchiesta: “Un fiume di soldi mai spesi”

A guidare l’indagine è il procuratore di Gela, Salvatore Vella, che non usa mezzi termini: “Un fiume di soldi mai spesi. Negli ultimi 20 anni non è stato fatto nulla”.

La lente della Procura copre un arco temporale lunghissimo, dal 1997 – anno della prima grande frana – fino al 2026. In mezzo, finanziamenti, progetti, gare e interventi annunciati ma mai completati.

Gli investigatori vogliono capire se il disastro poteva essere previsto e soprattutto evitato.
“Non guarderemo in faccia nessuno, andremo fino in fondo per accertare se questo disastro si poteva evitare”, ha detto Vella.

 

 

Chi sono gli indagati

Tra i 13 indagati ci sono nomi pesanti della politica siciliana.
Nel registro figurano gli ultimi quattro presidenti della Regione:

  • Renato Schifani
  • Nello Musumeci
  • Rosario Crocetta
  • Raffaele Lombardo

Con loro, dirigenti e tecnici della Protezione civile regionale, tra cui l’attuale capo Salvo Cocina, oltre a funzionari e soggetti attuatori degli interventi.

Le accuse: lavori mai fatti e rischio noto

Il cuore dell’inchiesta è semplice, almeno sulla carta: il rischio c’era, era noto da decenni, ma gli interventi per mitigarlo non sarebbero mai stati realizzati.

Secondo la Procura già nel 1997 erano state individuate le criticità, erano disponibili fondi e progetti, ma molte opere non sono mai partite o non sono state completate

Gli accertamenti riguarderanno anche eventuali responsabilità su nuove costruzioni in aree a rischio e sulla mancata demolizione di edifici pericolosi.

 

La frana del 2026

La frana che ha colpito Niscemi a gennaio è stata definita dagli inquirenti una delle più gravi d’Europa. Ha costretto centinaia di persone a lasciare le proprie case, con una lunga scia di danni tra centro storico e periferie. Un disastro che, secondo la Procura, affonda le radici in una “inerzia” lunga trent’anni.

 

Le reazioni: tra difese e imbarazzi

Dal fronte politico arrivano reazioni prudenti, ma anche segnali di tensione.

L’attuale governatore Schifani rivendica correttezza: “Ho fiducia nella magistratura. Affronto questa situazione con tranquillità, consapevole di aver sempre operato con correttezza e senso delle istituzioni”.

Sulla stessa linea l’ex presidente Lombardo: “Ritengo si tratti dello stato di un atto dovuto, attesa la complessità degli accertamenti”.

Più netta la posizione di Crocetta, che respinge ogni responsabilità: “Nei miei cinque anni di governo nessuno mi informò della situazione a Niscemi”.

 

Il caso Musumeci

Più delicata la posizione di Nello Musumeci, oggi ministro della Protezione civile.

Secondo quanto emerso, avrebbe anche valutato le dimissioni, poi non concretizzate.
Lui minimizza: “Considero l’iscrizione nel registro degli indagati un atto dovuto. Sono sereno, schiena dritta e testa alta”. Ma dal Pd e da Avs è già partita la richiesta di un passo indietro.

 

Un’indagine destinata ad allargarsi

Al momento siamo solo la prima fase dell’inchiesta. Gli inquirenti stanno analizzando migliaia di documenti e non escludono nuovi sviluppi.

Il numero degli indagati potrebbe crescere, così come il perimetro delle responsabilità.

 

Al di là delle singole posizioni, l’inchiesta mette sotto accusa un sistema. Decenni di ritardi, burocrazia, fondi stanziati e mai utilizzati.

E una domanda che resta sullo sfondo, difficile da aggirare: se il rischio era noto da trent’anni, perché nessuno è intervenuto davvero?

A Niscemi oggi restano le crepe nel terreno. E quelle, molto più profonde, nelle responsabilità.



Cronaca | 2026-04-16 21:07:00
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