Il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) che servirebbe alla politica. Nella campagna elettorale delle prossime amministrative di maggio a Marsala è esploso il dossier sulla sanità: un servizio pubblico che, ironia della sorte, non gode di buona salute. Il sindaco è l’autorità sanitaria locale (ex art. 32 L. 833/1978 e TUEL 267/2000) ed è responsabile della salute pubblica nel proprio territorio. Può emanare ordinanze contingibili e urgenti in materia di igiene, sanità — pandemia da Covid docet — e ambiente; vigila su sicurezza urbana, igiene degli alimenti e scuole, e collabora con l’ASL per la programmazione.
Ma diciamolo chiaramente: la sanità non la governa il sindaco. È competenza della Regione per organizzazione e gestione dei servizi. Lo Stato, in via esclusiva, fissa i livelli essenziali delle prestazioni (LEA), garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN) su tutto il territorio nazionale (art. 117 Costituzione). La Corte dei Conti controlla la spesa sanitaria, a livello nazionale e locale.
La riforma costituzionale del 2001 (Legge n. 3/2001) ha rafforzato il ruolo delle Regioni, lasciando allo Stato il compito di garantire l’uniformità dei LEA.
E allora basta promesse irrealizzabili. I candidati sindaca/o smettano di illudere i cittadini: non decidono direttori generali, posti letto, organici o liste d’attesa. Non possono farlo.
In questa partita il sindaco è Don Abbondio, i veri decisori sono altri: Stato e Regione. Ma proprio per questo non può nascondersi. Non deve essere pavido: deve denunciare i diritti negati, segnalare sprechi, alzare la voce ed esercitare una vera moral suasion.
La differenza si fa sulla prevenzione: alimentazione sana, attività fisica, vaccinazioni, screening come Pap test e mammografie, lotta al fumo e all’abuso di alcol. E ancora: controlli sull’uso della cintura di sicurezza, contrasto agli incendi di rifiuti, lotta alle discariche abusive e bonifiche.
Qui si misura la serietà di un sindaco. Il resto è propaganda. E quella, sì, meriterebbe un TSO.
Vittorio Alfieri