La Cassazione ha ordinato un nuovo processo d’appello per la 54enne sindacalista palermitana Nunzia Bivona, della UilTucs, condannata nell’ambito del procedimento scaturito dall’indagine della Guardia di finanza “A shot of money”, relativa alle estorsioni in busta paga che sarebbero state commesse, fino all’inizio del 2019, in danno di diversi dipendenti del supermercato Conad di Trapani, quando questo era gestito dalla società “L’Arcipelago”.
Estorsioni che, secondo quanto emerso dall’indagine coordinata dal pm Francesca Urbani, sarebbero state commesse addirittura con la complicità (concorso morale e materiale) di due sindacalisti. Nel 2022, in primo grado, la Bivona era stata condannata con rito abbreviato dal gup di Trapani Massimo Corleo a 10 mesi e 20 giorni di reclusione. In appello, la sentenza era stata confermata.
La difesa ha quindi presentato ricorso in Cassazione e adesso la Suprema Corte, annullando con rinvio la sentenza, ha disposto un nuovo processo di secondo grado davanti a una diversa sezione della Corte d’appello di Palermo.
Dalle motivazioni della sentenza di primo grado emergono passaggi significativi delle intercettazioni: “Il lavoratore firma perché sa che continua il lavoro con l’azienda e quindi non ha il coraggio di fargli la causa, il fottuto è il lavoratore”.
“Risulta, dunque, confermata – scriveva il gup Corleo – l’ipotesi accusatoria secondo la quale i lavoratori subivano innanzitutto le pressioni da parte dei rappresentanti de L’Arcipelago s.p.a. per dare le dimissioni e per avviare la procedura di conciliazione, senza alcuna possibilità di scelta del conciliatore, ma secondo le precise indicazioni dei rappresentanti della società, che potevano contare sulla complicità dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali. Successivamente, in occasione della procedura di conciliazione, i lavoratori subivano l’ulteriore coercizione del rappresentante dell’organizzazione sindacale che, invece di dare assistenza e tutela, faceva gli interessi del datore di lavoro, agevolando le operazioni illecite in danno dei dipendenti”.
Il caso esplose all’inizio di novembre 2020, quando il gip di Trapani dispose sei misure cautelari personali interdittive, oltre al sequestro preventivo di circa mezzo milione di euro, ritenuto profitto illecito dei reati di estorsione e autoriciclaggio.
L’indagine è stata condotta dal luogotenente Antonio Lubrano che, negli anni in cui ha diretto la sezione di polizia giudiziaria delle Fiamme Gialle della Procura di Marsala, aveva già maturato una vasta esperienza anche sul fronte delle estorsioni in danno dei lavoratori. Fu proprio lui che, a seguito degli esiti di un controllo di routine, ebbe l’intuizione che diede il via all’inchiesta.