La Sicilia si è al Vinitaly 2026 con una parola chiave, abusata ma sempre necessaria: sistema. È questa la linea che emerge dal Padiglione 2, inaugurato lunedì 13 aprile, dove l’Isola prova a tenere insieme sostenibilità, governance e mercato, dentro uno scenario internazionale sempre più complesso.
La Sicilia guarda ai mercati globali e lo fa rafforzando il dialogo con altre grandi regioni del vino, a partire dal Veneto. «Sicilia e Veneto condividono la leadership nell’export della produzione primaria vitivinicola italiana», ha sottolineato Luca Sammartino, evidenziando come, in una fase geopolitica delicata, la collaborazione tra territori diventi decisiva per reggere la competizione internazionale.
I numeri danno la dimensione del sistema: 164 cantine presenti, di cui 28 biologiche, in uno spazio che riunisce realtà produttive, consorzi e associazioni. Un modello che punta a superare frammentazioni storiche e a rafforzare il posizionamento del vino siciliano sui mercati.
Il biologico resta uno dei pilastri. Con circa 33mila ettari coltivati, la Sicilia è la prima regione italiana e tra le più avanzate in Europa. «È il polmone ecologico d’Italia», ha ricordato Calogero Alaimo, indicando un modello che coniuga sostenibilità ambientale e competitività.
Accanto alla sostenibilità, c’è il tema della governance. Il Consorzio di tutela vini Sicilia Doc ha recentemente eletto presidente Alessio Planeta, chiamato a guidare una fase in cui la denominazione deve rafforzare il proprio ruolo di sintesi tra le diverse anime del settore. «Sicilia Doc racchiude tutte le anime del vino siciliano», ha detto Planeta, indicando la necessità di costruire una visione condivisa e di lungo periodo.
Dentro questa strategia si inserisce anche il ritorno del Marsala. Per la prima volta il Consorzio di tutela partecipa al Vinitaly con una presenza unitaria, allo stand I94 del Padiglione 2. Dopo anni di frammentazione, i produttori si presentano con una linea comune, con l’obiettivo di superare stereotipi e riportare la denominazione dentro il discorso contemporaneo del vino.
Le masterclass guidate da Filippo Bartolotta e le degustazioni con Marco Sabellico e Danielle Callegari vanno in questa direzione: lavorare sui mercati internazionali, chiarire identità e stile, valorizzare il potenziale evolutivo del Marsala.
Ma la vera leva di crescita, sempre più evidente, è l’enoturismo. Il convegno promosso da Assovini Sicilia ha confermato il ruolo strategico del wine tourism per le imprese e per il territorio. I dati parlano di un settore in espansione: il valore medio delle prenotazioni è cresciuto oltre il 35% negli ultimi anni e quasi il 70% delle esperienze viene oggi prenotato online.
La Sicilia è già la seconda meta enogastronomica d’Italia dopo la Toscana e registra livelli di interesse superiori al 60% tra turisti francesi e statunitensi. «L’enoturismo rappresenta una straordinaria opportunità di crescita», ha ribadito Sammartino, sottolineando la forza di un modello che integra vino, gastronomia, paesaggio e beni culturali.
Gli operatori confermano la tendenza. Filippo Galanti parla di un settore ormai strategico, mentre Mariangela Cambria indica la necessità di investire su qualità e collaborazione. Federica Fina sottolinea il valore comunicativo dell’esperienza diretta, mentre Francesca Planeta evidenzia come il turista cerchi sempre più autenticità e connessione con il territorio.
Il Vinitaly diventa così una piattaforma di racconto e di strategia. Non solo degustazioni, ma anche momenti di confronto su comunicazione, ricerca e innovazione, fino alla valorizzazione culturale con la mostra “Millenni di storia e di vino”.
La Sicilia, a Verona, si presenta con un’identità più consapevole. Dalla sostenibilità alla Sicilia Doc, dal rilancio del Marsala fino all’enoturismo, il sistema vino dell’Isola prova a fare un salto di qualità. La sfida è trasformare questa visione in sviluppo reale, capace di reggere nel tempo e nei mercati.