Bastano poco più di due minuti per capire che tipo di Mondiale sarà. Nella prima prova, la Super Test da un chilometro, corsa in parallelo con due piloti alla volta su un tracciato corto e tecnico, è lo spagnolo Josep Garcia a mettere subito tutti in fila con un tempo di 2:04.98. Un riferimento chiaro, ma soprattutto un segnale: «qui si corre sul filo dei centesimi».
La scena è quella di Custonaci, sotto il sole e con il Monte Cofano sullo sfondo, prima tappa del GP d’Italia dell’EnduroGP 2026, con 122 piloti al via.
Dietro di lui il belga Antoine Magain chiude in 2:05.70, meno di un secondo di distacco. Terzo l’italiano Andrea Verona con 2:06.04, primo nella sua categoria. E già questo basta per capire tutto: in meno di due secondi ci sono i primi cinque piloti. «Non c’è margine». Qui ogni errore si paga.
Subito dietro troviamo Pichon, Espinasse e Cavallo, tutti racchiusi in pochi decimi. È una classifica cortissima, compressa, dove basta una sbavatura per perdere posizioni. Ed è solo l’inizio.
Guardando agli italiani, Verona è quello più vicino al vertice. Poi ci sono Samuele Bernardini, undicesimo, e Morgan Lesiardo, diciottesimo. Tempi solidi, ma già con qualche secondo di distacco che, in una prova così breve, pesa. «E quando la gara entra nel vivo, quei secondi diventano minuti».
Interessante anche il quadro delle categorie giovanili. Nella Junior domina il francese Romain Dagna, seguito da altri due francesi, Rossi e Joyon. Nei giovani la Francia si conferma una scuola fortissima, con tanti piloti vicinissimi tra loro. Anche qui la sensazione è la stessa: «livello altissimo e margini ridotti».
Nella gara femminile davanti a tutte c’è Rachel Gutish con 2:27.27, seguita da Lorna Lafont. In questo caso i distacchi sono più ampi, oltre venti secondi tra le prime e la metà classifica, segno di una competizione meno compatta rispetto alla classe regina.
Ma il dato che conta davvero è uno solo: questa è una gara di resistenza che si decide sui dettagli. Meno di un secondo tra primo e secondo, pochi secondi tra i migliori, distacchi che sembrano piccoli ma che, su oltre 300 chilometri di gara, fanno la differenza.
Un percorso che, a Custonaci, si sviluppa tra cave bianche, sterrati, salite ripide, dossi e tratti tecnici, con una presenza minima di asfalto e condizioni che cambiano continuamente giro dopo giro.
E il tracciato di Custonaci, tra cave, sterrati e passaggi tecnici, lo ha già dimostrato. Non basta andare forte. Serve essere precisi, lucidi, costanti. Perché qui non vince solo chi spinge di più, ma «chi sbaglia meno».
Prima della gara, i piloti hanno anche avuto la possibilità di studiare il percorso a piedi o in bici elettrica, analizzando linee, grip e difficoltà, in una preparazione sempre più tecnica per una disciplina che resta profondamente legata al territorio e alla natura.