Trapani, bilancio appeso a Mazzeo: scontro sui “Giuda” e rischio paralisi
“Novelli Giuda”, accuse pesanti, repliche altrettanto dure e un’aula che rischia di fermarsi proprio mentre deve approvare il bilancio. Altro che conferenza tecnica: quella convocata dal sindaco Giacomo Tranchida a Palazzo D’Alì si è trasformata in una resa dei conti politica, con un punto centrale chiarissimo – l’ago della bilancia si chiama Alberto Mazzeo.
Il sindaco interviene con toni duri e diretti, parlando apertamente di disinformazione e mistificazione, e ricostruisce davanti alla stampa il percorso amministrativo del progetto BRT. “Non voglio assolutamente coinvolgere l’ingegnere Amenta… però gradirei togliere la maschera a quanti hanno avviato una campagna di disinformazione e mistificazione”, dice, chiarendo subito che il tema non è tecnico ma politico. Poi entra nel merito e cita nomi e passaggi: “Erano a conoscenza del progetto e lo hanno anche approvato: Spada, Salvatore Daidone, Vassallo, il presidente del Consiglio dell’epoca Giuseppe Guaiana. E nei lavori di commissione c’erano anche Gianformaggio e Mangano”.
Secondo Tranchida, il progetto del BRT è stato inserito negli atti di programmazione e votato in più occasioni, e proprio per questo non sarebbe credibile contestarlo oggi. L’attacco si concentra quindi su Alberto Mazzeo e sull’ex assessore Emanuele Barbara, indicati come protagonisti di una presa di distanza che il sindaco considera incoerente rispetto alle scelte compiute in passato. “Quella che però mi dà più fastidio è la posizione ibrida, oserei dire squallida dell’attuale presidente del Consiglio Mazzeo”, afferma, aggiungendo che “il 29 giugno 2021 ha votato più volte il piano triennale e la sua immediata esecutività”.
Il confronto politico si intreccia però con una questione ben più delicata, quella delle decadenze che riguarda otto consiglieri di maggioranza, finiti sotto procedura per le assenze durante le sedute legate alla vicenda Antonini. La maggioranza punta a chiudere la questione con l’archiviazione, anche alla luce del parere del segretario generale Panepinto, mentre Mazzeo ha scelto di chiedere un ulteriore parere alla Regione che, ad oggi, non è mai arrivato. Questa scelta ha prodotto uno stallo che si riflette direttamente sull’attività del Consiglio comunale.
Il nodo politico è evidente perché da questa vicenda dipendono gli equilibri della maggioranza. Un’eventuale decadenza dei consiglieri aprirebbe una crisi immediata, ma anche il protrarsi dell’incertezza sta già rallentando i lavori dell’aula. In questo contesto pesa soprattutto la scadenza del bilancio, passaggio fondamentale per l’ente, che rischia di essere condizionato da una situazione politica ancora non risolta.
Il ruolo di Mazzeo diventa quindi centrale perché la sua posizione può determinare l’esito della vicenda. Non è più percepito come pienamente allineato alla maggioranza e mantiene una linea autonoma, mentre i capigruppo spingono per chiudere rapidamente la questione delle decadenze. Questo equilibrio fragile non nasce improvvisamente ma si è costruito nelle ultime settimane, con passaggi politici che hanno segnato una distanza crescente tra alcune componenti della maggioranza e l’amministrazione.
Il clima si irrigidisce ulteriormente quando Tranchida affronta il tema dei possibili condizionamenti politici, evocando anche iniziative già intraprese in passato. “Se un amministratore è ricattabile o non è libero, non può servire una comunità”, afferma, portando il confronto su un terreno ancora più sensibile e alzando il livello dello scontro.
La replica del presidente del Consiglio arriva subito e respinge le accuse, riportando il confronto sul piano istituzionale. Mazzeo sostiene che il sindaco stia privilegiando lo scontro personale rispetto al confronto sui problemi della città e difende la propria posizione. “Confondere un voto programmatorio con la condivisione delle modalità realizzative è strumentale”, afferma, chiarendo che aver votato un atto generale non implica condividerne ogni scelta operativa.
Nella sua risposta rivendica inoltre il diritto di esprimere critiche e mette in guardia rispetto al clima che si è creato. “Minacciare azioni contro chi esprime una critica è indecoroso ed evocare denunce è un segnale preoccupante”, sostiene, sottolineando la necessità di mantenere un confronto politico libero e non condizionato.
Il quadro che emerge è quello di una maggioranza attraversata da tensioni profonde, con equilibri sempre più instabili e con un passaggio cruciale, quello del bilancio, ormai alle porte. In questo scenario il ruolo del presidente del Consiglio diventa decisivo e ogni scelta può incidere direttamente sulla tenuta dell’amministrazione.
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