“Al momento dell’omicidio Vincenzo Gerardi non era capace di intendere e di volere. Aveva perso il lume della ragione a causa di una gelosia che via via era diventata patologica”. Lo ha detto lo psichiatra marsalese Lorenzo Messina nel processo al 57enne alcamese Vincenzo Gerardi, processato davanti la Corte d’assise di Busto Arsizio (Varese) per l’omicidio della moglie, Teresa Stabile, anche lei alcamese, uccisa con 15 coltellate il 16 aprile 2025 nel cortile condominiale di via San Giovanni Bosco, a Samarate (Va), dove entrambi vivevano, ma da qualche tempo in alloggi separati. Lo psichiatra marsalese è stato ascoltato in qualità di consulente della difesa, rappresentata
dall’avvocato Vito Di Graziano. “C’è stata – ha spiegato il consulente medico, dopo avere visitato l’imputato e studiato il caso – una reazione a corto circuito in un soggetto ansioso depresso da stress con gelosia delirante”.
A seguito della consulenza del dottor Messina, la Corte d’assise ha deciso di disporre una perizia psichiatrica sull’imputato. E questo la difesa lo considera un buon risultato. A rappresentare l’accusa nel processo è il pubblico ministero Ciro Caramore, secondo cui, Cassazione alla mano, la gelosia non può essere considerata causa di incapacità di intendere e volere.
Teresa Stabile, dopo decenni di matrimonio vissuti sotto il controllo del marito, aveva detto “basta”, trovando il coraggio di chiedere il divorzio. Ma nella serata di quel 16 aprile dello scorso anno, rincasando dal lavoro, la donna ha incontrato il marito armato di coltello. Dopo aver aperto lo sportello dell’auto, Gerardi l’ha colpita con diversi fendenti. Per poi allontanarsi minacciando di togliersi la vita, ma, secondo l’accusa, rivolgendo il coltello usato per l’assassinio più verso i carabinieri (che lo fermeranno con un taser) che verso se stesso.