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09/04/2026 06:00:00

Trapani, edilizia in crisi: “1.700 euro al mese ma i giovani non arrivano”

Piastrellisti, pittori, muratori, carpentieri e operai di cantiere sono i cinque lavori che nessuno vuole più fare. 1.700 euro al mese e non troviamo ragazziè la prima constatazione di Sandro Catalano appena rieletto presidente di Ance Trapani, chiamato a guidare il comparto in una fase di transizione. Il dato rompe il luogo comune e racconta meglio di qualsiasi analisi la fase che attraversa l’edilizia a Trapani.

 

In provincia si stimano tra 1.300 e 1.600 imprese edili con circa 4.500 addetti, una filiera che tiene insieme cantieri, artigiani, tecnici e servizi. Ma il dato che preoccupa è un altro: il saldo tra aperture e chiusure è negativo. Le aziende diminuiscono e quelle che restano sono spesso piccole, esposte agli aumenti dei costi e con meno capacità di resistere nel tempo.

 

Negli ultimi anni il settore è cambiato profondamente, soprattutto sul piano della sicurezza. Oggi nei cantieri si lavora con dispositivi obbligatori, ponteggi certificati, reti di protezione, elmetti e protocolli rigidi. La sicurezza oggi è studiata, abbiamo mezzi e regole che riducono molto i rischi” – afferma Catalano – evidenziando come il problema sia spesso legato a vecchie abitudini difficili da superare più che alla mancanza di strumenti.

 

Ma se la sicurezza è migliorata, non è cambiata abbastanza la percezione del mestiere. Ed è qui che si gioca la partita più difficile. Il lavoro in edilizia continua a essere visto come poco attrattivo, nonostante richieda competenze tecniche e offra possibilità di crescita. Abbiamo pochissimi giovani che vogliono entrare nel settore” – precisa Catalano – indicando una distanza sempre più evidente tra domanda e offerta. Finché il muratore sarà considerato un lavoro di serie B, non riusciremo a invertire la tendenza” – aggiunge – riportando il tema su un piano culturale.

 

Per questo l’associazione punta sulla formazione. Sono già stati avviati accordi tra Regione Sicilia, Ance e sistema imprenditoriale per rafforzare la scuola edile e creare nuovi percorsi formativi: impiantisti, operatori di macchine, tecnici specializzati. L’obiettivo è entrare nelle scuole e mostrare cosa significa oggi lavorare in edilizia. Dobbiamo far vedere ai ragazzi che è un mestiere qualificato, che può dare soddisfazioni nel tempo” – sottolinea Catalano – provando a cambiare narrazione.

 

Nel frattempo, però, i conti diventano sempre più difficili. Il costo dei materiali è cresciuto fino al 30-40%, mentre carburante ed energia continuano a incidere sui bilanci delle imprese. Molti cantieri vanno avanti con margini ridotti, perché i contratti sono stati firmati prima dei rincari. Dobbiamo rispettare gli impegni presi, anche se questo significa lavorare con utili molto bassi” – afferma Catalano – “in alcuni casi quasi inesistenti” – precisa.

 

A complicare ulteriormente il quadro è la fine della stagione dei bonus. Superbonus e incentivi hanno sostenuto il settore per anni, creando lavoro e dando respiro alle imprese. Anche il PNRR ha rappresentato una spinta importante, ma quella fase si avvia alla conclusione. I bonus e il PNRR hanno dato una grande mano, ma quella spinta sta finendo” – afferma Catalano – mentre la rigenerazione urbana, pur rappresentando una prospettiva, non potrà garantire gli stessi volumi.

 

Ed è proprio in questo passaggio che emerge con forza il nodo degli under 35. Durante la fase espansiva, molti giovani non si sono avvicinati al settore, attratti da altri percorsi. Oggi, con il rallentamento in corso, il rischio è di trovarsi senza una nuova generazione pronta a subentrare. Il ricambio non c’è e il futuro appare più incerto.

 

Il paradosso resta evidente: cantieri aperti, stipendi che partono da 1.700 euro, imprese che cercano personale e una generazione che non risponde. Dobbiamo fare squadra e cambiare mentalità” – afferma Catalano – “senza giovani e senza condizioni sostenibili rischiamo di perdere un pezzo importante della nostra economia” – conclude.