La quarta sezione della Cassazione ha confermato la decisione della Corte d’appello di Palermo di respingere la richiesta di risarcimento per “ingiusta detenzione” presentata dal 50enne presunto mafioso marsalese Domenico Centonze per i quattro anni e mezzo circa di carcere fatti prima di essere assolto dall’accusa di duplice omicidio: quello dei tunisini Rafik El Mabrouk e Alì Essid, di 31 e 34 anni, uccisi con due colpi di fucile, la notte del 3 giugno 2015, in contrada Samperi, tra Marsala e Mazara, di fronte l’ex distilleria Concasio.
L’assoluzione è divenuta definitiva nel luglio 2022, quando la Suprema corte dichiarò inammissibile il ricorso della Procura generale della Corte d’appello di Palermo dopo il secondo processo di secondo grado. Centonze era stato condannato a 20 anni di carcere sia in primo grado (gup di Marsala con rito abbreviato) che in secondo (Corte d’assise d’appello di Palermo). Poi, nel febbraio 2020, la Cassazione aveva annullato la condanna con rinvio a diversa sezione della Corte d’appello di Palermo e il 3 febbraio 2021 arrivò l’assoluzione. A difenderlo è stato l’avvocato Luigi Pipitone. Domenico Centonze era tornato in libertà dopo la prima pronuncia della Cassazione.
Il risarcimento per ingiusta detenzione era stato respinto dalla Corte d’appello di Palermo il 15 gennaio 2015, ritenendo i giudici che il 50enne allevatore marsalese (che lo scorso 5 dicembre è stato condannato in abbreviato, in primo grado, a 12 anni di carcere per associazione mafiosa) “avesse dato causa, con colpa grave, all'applicazione della misura cautelare subita” per alcune distinte circostanze, tra le quali “il tentativo di influire sul contenuto delle dichiarazioni rese da una testimone e il rinvenimento nella sua abitazione di munizioni illecitamente detenute”.