×
 
 
07/04/2026 06:00:00

Sapiens al buco della serratura: dal caso Piantedosi alla democrazia del gossip 

di Katia Regina


C’è una verità inconfessabile che ci rende tutti uguali, dal broker di Wall Street alla pensionata di Voghera: nessuno di noi è immune al sussurro. Possiamo anche fingere di essere immersi nelle analisi dei flussi migratori o nelle proiezioni dell’inflazione, ma se nell’aria si leva quel particolare timbro di voce, quello di chi sta per svelare una tresca, le nostre orecchie si trasformano in parabole satellitari. La sociologia, in fondo, ci dice che non siamo poi così distanti dai nostri cugini scimpanzé: quello che per loro è lo spulciarsi vicendevolmente (il cosiddetto social grooming), per noi è il pettegolezzo. Secondo l'antropologo Robin Dunbar, il gossip è l'evoluzione del gesto di togliersi i parassiti di dosso: un modo per creare legami e stabilire chi comanda senza dover passare ore a pulire la pelliccia di tutti.

 

Il nostro Social Monitoring non è quindi semplice cattiveria, ma un istinto primordiale di sopravvivenza: studiamo la tresca del potente per capire se il capobranco è ancora lucido o se ha iniziato a confondere l'interesse pubblico con quello del proprio ufficio di collocamento sentimentale. È una sorta di livellamento democratico guidato dalla dopamina: non potendo avere il potere del Ministro, ci prendiamo il piacere biochimico di possedere il suo segreto. Siamo rimasti primati, solo che al posto dei pidocchi oggi cerchiamo i messaggi WhatsApp, e la pulizia della reputazione altrui è diventata la moneta sociale più preziosa del mercato.

 

La sociologia, da Elias a Gluckman, ci insegna che il pettegolezzo è la colla sociale che definisce chi è dentro e chi è fuori. E oggi, il Ministro Piantedosi è decisamente dentro la lavatrice mediatica, ma non per i motivi che meriterebbero un'aula di tribunale o una sessione parlamentare.

 

Il paradosso del Ministro degli Interni è quasi poetico nella sua crudeltà satirica. Qui abbiamo un uomo che ha firmato Decreti Sicurezza capaci di far impallidire un gendarme prussiano, introducendo norme che criminalizzano il dissenso stradale – trasformando un sit-in di operai o una protesta climatica in un reato penale da galera – e che sventolano il pugno di ferro contro ogni forma di resistenza passiva. Eppure, proprio mentre si mostra inflessibile con i manifestanti inermi, il Ministro scivola su bucce di banana grandi come palazzi.

 

È l'estetica del governo Meloni: si usa il lanciafiamme contro chi blocca una carreggiata per difendere il posto di lavoro, ma si aprono i varchi (e le porte del Viminale) a situazioni che ci fanno finire dietro la lavagna delle democrazie liberali. Il capolavoro del paradosso è proprio il caso Almasri, dove lo Stato italiano non si è limitato a una svista burocratica, ma ha scelto di riaccompagnare a casa un presunto criminale contro l'umanità con tanto di aereo di Stato. Mentre il cittadino comune rischia il penale per un sit-in in tangenziale, il Viminale offre il servizio jet privato a un ricercato internazionale, spedendolo in Libia prima che la giustizia dell'Aia potesse anche solo notificargli l'invito a cena. Un cortocircuito che ha spinto la Corte Penale Internazionale a deferirci ufficialmente, marchiando la nostra gestione dei diritti umani con un bollino rosso che nemmeno il miglior social media manager potrebbe nascondere. 

 

L’Unione Europea può anche emettere sentenze durissime sulla nostra gestione dell’ordine pubblico, ma la verità è che al bar si discute di Claudia Conte. È il trionfo dell'effimero sul sostanziale: ci indigniamo meno per un diritto calpestato che per un talamo condiviso. La giornalista, in un atto di auto-cannibalismo mediatico, ha chiesto al suo intervistatore di essere smascherata, portando alla luce una relazione che mescola il pubblico col privato in un cocktail indigesto di consulenze istituzionali e docenze alla scuola di Polizia. A rendere questo episodio decisamente insolito, poi, ci sarebbero alcune dinamiche ancora molto oscure. Attendiamo sviluppi.

 

Se pensiamo che questo sia un vizio moderno, pecchiamo di superbia. Già nel mito, il pettegolezzo faceva più danni di una carestia. Pensate ad Ares e Afrodite, sorpresi dal Sole che, da bravo informatore di Dagospia ante litteram, andò a riferire tutto al marito Efesto. Il dio fabbro non chiamò gli avvocati, ma costruì una rete invisibile per intrappolarli nudi davanti a tutto l’Olimpo. Il risultato? Una risata divina che ancora risuona, dimostrando che il potere è nulla senza il controllo... dei propri istinti. Anche nella Bibbia, il povero Sansone non perse la forza per un calo di zuccheri, ma perché non seppe resistere alle confidenze di Dalila, che gestiva le informazioni riservate meglio di un'agenzia di intelligence.

 

Ma non crediate che questa fragilità riguardi solo l’alcova: questa stessa dinamica governa, in modo assai più solenne e spietato, i santuari del capitalismo mondiale. Il mercato finanziario, infatti, non è altro che una forma di gossip istituzionalizzato, una gigantesca camera dell'eco dove il destino di milioni di risparmiatori è appeso a un sussurro. Solo che, per darsi un tono e non sembrare una portineria, il sistema ha coniato un termine tecnico più elegante: lo chiamano insider trading, perché definire la sorte dell'economia globale come un semplice pettegolezzo tra iniziati suonerebbe troppo volgare. Eppure la sostanza non cambia: non è l'algoritmo a far crollare un impero o a far schizzare un titolo in borsa, ma una lingua lunga che parla al momento giusto nell'orecchio sbagliato.

 

In questo scenario, la nostra Premier Giorgia Meloni sembra il capitano di una nave che, mentre cerca di evitare gli iceberg della macroeconomia, deve continuamente asciugare il ponte perché i suoi ufficiali hanno lasciato aperti i rubinetti del privato. È una sorta di nemesi politica. I suoi collaboratori infatti, non cadono per incompetenza tecnica, per decreti scritti male o per i pasticci diplomatici, ma per questioni squisitamente personali e talvolta losche. È un governo che non viene abbattuto dalle opposizioni, ma che si auto-consuma tra un ristorante e un’alcova, sotto i colpi di chi confonde il Ministero con una puntata di Uomini e Donne. E mentre il mondo brucia, noi restiamo qui, col fiato sospeso, ad aspettare che qualcuno sussurri il prossimo nome. Perché la politica passa, ma il pettegolezzo, quello è eterno.

 

Consigli per la lettura: 

La scimmia nuda di Desmond Morris 

 

Consigli per la visione: 

Crozza Piantedosi sul condono edilizio in Campania