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07/04/2026 02:38:00

Scoperta una finta WhatsApp italiana per spiare gli utenti

Una falsa versione di WhatsApp, usata per attività di spionaggio digitale, ha preso di mira circa 200 utenti, in gran parte italiani. A scoprirlo è stata la stessa Meta, che ora annuncia una diffida formale contro la società ritenuta responsabile.

 

Secondo quanto ricostruito, non si tratta di una falla dell’app ufficiale: la sicurezza e la crittografia end-to-end di WhatsApp non sarebbero mai state compromesse. Il problema nasce invece da una versione contraffatta dell’app, distribuita fuori dai canali ufficiali.

 

Come funzionava la truffa

Gli utenti sono stati indotti a scaricare la falsa app attraverso tecniche di “social engineering”, cioè manipolazioni studiate per convincere le vittime a installare software dannoso.

L’app non era presente sugli store ufficiali come Apple Store o Google Play, ma veniva fatta passare per autentica. Una volta installata, permetteva di accedere ai dati personali, ai messaggi e alle comunicazioni.

Il team di sicurezza ha individuato i dispositivi coinvolti e ha avvisato direttamente gli utenti, disconnettendoli e invitandoli a rimuovere l’app fraudolenta.

 

La società sotto accusa

Nel mirino c’è Asigint, azienda con sede a Cantù e parte del gruppo Sio Spa, che collabora con forze dell’ordine e agenzie di intelligence.

La società era già stata collegata in passato allo sviluppo dello spyware “Spyrtacus”, capace di infiltrarsi nei dispositivi Android mascherandosi da app popolari e di intercettare messaggi, chiamate e dati sensibili.

 

Un caso che fa discutere

Secondo gli esperti, si tratta di una tecnica già vista in operazioni di sorveglianza mirata. Non un attacco di massa, quindi, ma un’azione selettiva, probabilmente inserita in contesti investigativi o di intelligence.

Meta ha ribadito la propria linea dura contro le aziende che sviluppano spyware e invita gli utenti a prestare la massima attenzione: scaricare solo app ufficiali e diffidare da link o versioni alternative.

In gioco non c’è solo la sicurezza digitale, ma la fiducia stessa degli utenti: basta un’app sbagliata per trasformare uno smartphone in uno strumento di sorveglianza.