Marsala, istruzione degli adulti bloccata: iscrizioni ferme al CPIA tra burocrazia e rimpalli
A Marsala c’è una scuola che non può più iscrivere studenti. Non per mancanza di domanda, ma per assenza di spazi adeguati.
Succede al CPIA, il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti, e succede da mesi, nel silenzio generale delle istituzioni.
La denuncia è contenuta in una lunga lettera aperta firmata dal dirigente scolastico Giuseppe Termini, che mette nero su bianco una situazione ormai al limite: le iscrizioni sono ferme da novembre 2025 e, dopo due anni di incontri e promesse, si è arrivati a un vero e proprio punto di non ritorno.
Cos’è il CPIA e perché è fondamentale
Per comprendere la gravità della vicenda bisogna partire da qui. I CPIA sono scuole statali che offrono percorsi formativi per adulti e giovani a partire dai 16 anni, rappresentando una seconda possibilità concreta per chi ha interrotto gli studi o per chi ha bisogno di nuove competenze.
Il CPIA di Trapani, con sede a Marsala in via Sarzana 3, propone percorsi di primo livello finalizzati al conseguimento della licenza media, corsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana per cittadini stranieri (livello A2), e percorsi di secondo livello in collaborazione con gli istituti superiori, che permettono di ottenere un diploma tecnico o professionale.
In un territorio complesso come quello marsalese, caratterizzato da una forte presenza di cittadini stranieri e da fenomeni di dispersione scolastica, il CPIA non è un servizio accessorio ma uno strumento essenziale di integrazione, inclusione e crescita sociale.
Il problema: aule insufficienti e orari limitati
Oggi però questo sistema è inceppato. Le attività del CPIA si svolgono nel pomeriggio presso l’Istituto “Garibaldi-Pipitone”, ma mancano completamente spazi disponibili al mattino, e questo limita fortemente l’accesso ai corsi.
Non possono frequentare i lavoratori con turni pomeridiani, né molte madri, né gli utenti che dipendono dai mezzi pubblici, spesso insufficienti nelle ore serali. A ciò si aggiungono difficoltà organizzative legate alla convivenza con le attività scolastiche dei più giovani.
Il risultato è evidente: una parte consistente dell’utenza resta esclusa da un diritto fondamentale.
Il paradosso del Convitto Audiofonolesi
A rendere la situazione ancora più paradossale è il caso del Convitto Audiofonolesi, dove esistono aule disponibili e inutilizzate al mattino.
Era stata individuata una soluzione concreta: utilizzare quegli spazi per il CPIA in orario antimeridiano. Il Consiglio di amministrazione del Convitto aveva espresso parere favorevole e il Comune di Marsala aveva concesso il proprio nulla osta.
Ma il Libero Consorzio di Trapani, proprietario dell’immobile, ha negato la disponibilità dei locali, richiamando la presenza di future progettualità.
Così oggi si assiste a una contraddizione difficile da spiegare: aule vuote e studenti senza scuola.
Progetti bloccati e fondi a rischio
La carenza di spazi impedisce anche l’avvio dei progetti finanziati con fondi europei, in particolare quelli legati al programma FAMI per l’integrazione dei migranti.
Senza aule non si possono attivare percorsi fondamentali, e questo comporta non solo un danno sociale ma anche il rischio concreto di perdere risorse economiche già destinate al territorio.
Altrove si collabora, a Marsala no
Il confronto con altri comuni della provincia è impietoso. A Trapani il Comune ha messo a disposizione locali per un istituto superiore, mentre a Castelvetrano si è realizzata una collaborazione tra scuole di competenze diverse.
Esperienze che dimostrano come, quando c’è volontà politica e amministrativa, le soluzioni si trovano.
A Marsala, invece, la vicenda resta impantanata tra competenze e dinieghi.
Il precedente dell’Università: una lezione non imparata
Questa storia, però, non è nuova. Ricorda da vicino un’altra vicenda che ha segnato la città negli ultimi anni: quella della facoltà di Viticoltura ed Enologia.
Anche in quel caso il problema era lo stesso: trovare locali adeguati.
E anche in quel caso, tra rimpalli e soluzioni mai concretizzate, la città ha perso un presidio fondamentale.
Il corso di laurea non era uno qualsiasi, ma un percorso strettamente legato alla storia e all’identità economica di Marsala. Eppure, dopo anni di annunci e rinvii, è scomparso.
La sede storica di via Dante Alighieri è stata abbandonata, il Convitto Audiofonolesi è diventato impraticabile per altre destinazioni, l’ex scuola Crimi si è rivelata inadeguata per i laboratori. Nel frattempo, già nel 2022 il Libero Consorzio aveva chiarito che spettava al Comune individuare spazi idonei.
Tre anni e mezzo dopo quell’avvertimento, e due anni dopo gli annunci del sindaco Massimo Grillo su investimenti e ritorno imminente dei corsi, la realtà è sotto gli occhi di tutti: l’università a Marsala non c’è più.
Nel novembre 2025 è arrivata la conferma definitiva, con il trasferimento del corso prima a Trapani e poi verso Palermo. Il “temporaneo” si è trasformato in un addio.
Una città che rinuncia alla formazione
Il parallelo è inevitabile. Prima l’università, oggi l’istruzione degli adulti.
Due vicende diverse, ma con lo stesso filo conduttore: l’incapacità di garantire spazi adeguati per la formazione.
Una città che fatica a trovare aule per chi vuole studiare, mentre si investe altrove, rischia di mandare un messaggio preciso: la formazione non è una priorità.
L’appello: serve una risposta subito
Il dirigente del CPIA chiede un intervento immediato. Al sindaco viene chiesto di assumere un ruolo attivo nei confronti del Libero Consorzio, al Consiglio comunale di affrontare la questione con urgenza, e alla Provincia di rivedere la propria posizione concedendo almeno temporaneamente gli spazi inutilizzati.
Ma il punto, ancora una volta, è più semplice: garantire il diritto allo studio.
Perché bloccare le iscrizioni non è un problema tecnico.
È una ferita sociale.
E Marsala, oggi, rischia di restare una città dove studiare diventa sempre più difficile.
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