Marsala, una croce di giubbotti salvagente davanti alla Chiesa Madre
Una croce fatta di giubbotti salvagente, simbolo di chi il mare lo ha attraversato – o non ce l’ha fatta. È comparsa ieri, giorno di Pasqua, davanti alla Chiesa Madre di Marsala, mentre i fedeli partecipavano alla celebrazione. Non una provocazione, ma un segno. Forte, visibile, difficile da ignorare.
A collocarla è stato un gruppo di cittadini, che ha voluto richiamare l’attenzione su una tragedia che continua a consumarsi ogni giorno nel Mediterraneo. Un gesto semplice, ma carico di significato, proprio nel momento in cui il calendario cristiano celebra la morte e resurrezione di Cristo.
Un simbolo che interpella le coscienze
Dietro l’iniziativa c’è anche la riflessione affidata alle parole di Salvatore Inguì. Il riferimento è esplicito: il messaggio evangelico della pace, dell’accoglienza, del perdono. Valori che, secondo i promotori, oggi rischiano di essere traditi proprio mentre vengono proclamati.
“In questi giorni – spiega Inguì – mentre si ricorda Gesù, agnello sacrificale, ogni giorno decine o centinaia di esseri umani muoiono in mare nel tentativo di migliorare la propria vita”.
E aggiunge un passaggio che è anche un’accusa: “Non indignano più i commenti di odio o addirittura di giubilo per queste morti. Questo deve fare paura”.
La denuncia dell’ipocrisia
Il cuore del messaggio è tutto qui: una critica dura all’ipocrisia di chi si richiama ai valori cristiani, ma poi – nei fatti e nei discorsi – li contraddice.
Secondo Inguì, c’è una contraddizione evidente tra la difesa delle “radici cristiane” e atteggiamenti di chiusura o disprezzo verso i migranti. “Si mettono in atto comportamenti esattamente contrari ai principi evangelici”, dice.
Parole che non cercano consenso facile, ma che chiedono una presa di coscienza.
“I nuovi crocifissi”
La croce realizzata con i giubbotti salvagente vuole essere proprio questo: un invito a guardare in faccia la realtà.
“È un segno – spiegano i promotori – per riflettere sui tanti Cristi che continuiamo a crocifiggere”.
Un’immagine potente, che accosta il simbolo centrale della fede cristiana alle vittime contemporanee delle migrazioni.
Forse è proprio questo il punto. Non lasciare indifferenti. Costringere a fermarsi, anche solo per un attimo, davanti a quella croce diversa dalle altre.
E chiedersi, senza troppe scorciatoie: da che parte stiamo.
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