Vinitaly 2026, Caruso & Minini lancia Perluci e spinge sull’enoturismo
C’è un vino nuovo, c’è una strategia precisa e c’è anche un messaggio abbastanza chiaro: per stare nel mercato globale, oggi, non basta più vendere bottiglie. Bisogna raccontare un’identità. È con questa idea che Caruso & Minini si presenta al Vinitaly 2026, in programma a Verona dal 12 al 15 aprile, puntando su una novità enologica, sull’espansione internazionale e su un enoturismo che ormai non è più contorno, ma parte centrale del business.
La cantina con radici nell’entroterra marsalese arriva alla fiera veronese con l’obiettivo di rafforzare il proprio posizionamento in Italia e consolidare la presenza all’estero, dove oggi presidia 40 mercati, con il Vietnam che si aggiunge come nuova destinazione commerciale. Un percorso che passa anche dagli Stati Uniti, mercato in cui l’azienda registra una presenza sempre più stabile, grazie a vini capaci di intercettare l’interesse crescente verso i vitigni autoctoni siciliani.
Al centro della partecipazione al Vinitaly ci sarà soprattutto il debutto ufficiale di Perluci, nuova etichetta che segna una delle scommesse più originali della casa vinicola. Si tratta di un blend che mette insieme Lucido e Perricone vinificato in bianco, giocando su freschezza, struttura e tensione aromatica. Un vino che, nelle intenzioni dell’azienda, vuole proporre una lettura diversa del Perricone, vitigno identitario della Sicilia occidentale, ma raramente interpretato in questa chiave.
A spiegare la direzione è Giovanna Caruso, che guida l’azienda insieme alla sorella Rosanna: Perluci, osserva, rappresenta una sintesi del percorso compiuto fin qui e insieme un cambio di passo, “un blend che rompe gli schemi senza perdere il legame con la terra”, capace di evocare luce, trasformazione e personalità. In sostanza: tradizione, sì, ma senza l’obbligo di fare sempre le stesse cose.
Il nuovo vino entra nella linea delle “Selezioni del Presidente”, la collezione premium voluta dal fondatore Stefano Caruso per valorizzare i vitigni autoctoni del territorio. E anche l’immagine della bottiglia segue questa impostazione, con un’etichetta nata dalla collaborazione con il Laboratorio Zanzara, onlus torinese impegnata in progetti di inclusione attraverso il design. Un lavoro che unisce estetica, impatto sociale e riconoscibilità visiva.
Il riferimento al territorio, poi, non è solo narrativo. Sull’etichetta compare infatti l’Artemisia arborescens, pianta spontanea delle colline di Salemi, scelta come simbolo della biodiversità del terroir trapanese. Un segno che richiama anche il profilo aromatico del vino, dove le note della macchia mediterranea si intrecciano con sentori freschi di buccia di lime e con una marcata sapidità.
Ma accanto alla produzione, cresce con numeri importanti anche il capitolo enoturismo. Nell’ultimo anno la cantina ha registrato un aumento del 43% dei visitatori e una crescita del fatturato del 16%, dati che confermano come la visita in cantina sia diventata un asset sempre più rilevante nella strategia della nuova generazione della famiglia Caruso.
In questo quadro si inserisce anche la nuova (P)ortolì Experience, pensata come percorso immersivo tra vino, paesaggio e comunità, con l’obiettivo di valorizzare autenticità e stagionalità del territorio. Per Rosanna Caruso, l’enoturismo rappresenta “l’evoluzione spontanea del fare vino”, uno spazio in cui si accorciano le distanze con il territorio e si costruisce un ecosistema di valore.
Dentro questa visione c’è anche il tema ambientale. L’azienda ha annunciato che entro il 2026 l’intera produzione sarà certificata biologica, completando così un percorso che punta a legare crescita, sostenibilità e cura del paesaggio.
Vinitaly 2026, Caruso & Minini lancia Perluci e spinge sull’enoturismo
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