×
 
 
05/04/2026 06:00:00

Castelvetrano, l’azienda con gli ingressi murati e la stradina “abusiva” del comune

 Chiunque oggi, seguendo le indicazioni di Google Maps, decida di andare all’AIAS di Castelvetrano, il centro assistenza per persone con disabilità, si ritroverà all’improvviso di fronte a un muretto di tufo. Un muretto di tufo che Google Maps non vede, non segna, ma che pure ci sbarra la strada – per altro in maniera imprevedibile e, diremmo, pure un po’ pericolosa.

 

E allora come si fa ad arrivare a destinazione, a quel punto? Con una sorta di trucco. Che non tutti conoscono. Una via di accesso – che c’è e, forse, non dovrebbe esserci – che consente di raggiungere l’AIAS dal lato opposto, percorrendo una stradina su cui adesso, pioggia di questi giorni permettendo, campeggia una grossa scritta in rosso: «Strada abusiva».

 

Questa storia però non coinvolge soltanto l’AIAS di Castelvetrano. Il muretto di tufo che sbarra la strada, infatti, non è l’unica anomalia di Contrada Paratore, ovvero l’area alle spalle del Vanico.

Qui, un tempo, correvano i binari della ferrovia Castelvetrano-Selinunte: un vecchio tracciato, inserito dagli utenti del web tra i “Luoghi del Cuore” del FAI e ancora di proprietà delle Ferrovie dello Stato, su cui oggi si apre quell'unica via rimasta per raggiungere il centro AIAS.

 

Non è l’unica anomalia, perché c’è di più.

 

Qualche giorno fa, al sugherificio Bua – azienda castelvetranese sorta in quella stessa contrada nel 1984 – è stato murato l’ingresso. Proprio sulla soglia del cancello d’entrata, mentre gli operai dell’azienda erano al lavoro. Al posto delle grate del cancello automatico, una doppia fila di blocchi di cemento alta circa un metro è rimasta lì fin quando, dopo l’intervento di polizia municipale e vigili del fuoco, non è stata rimossa.

Gli autori del gesto non sono degli anonimi. Si tratterebbe, infatti, dei proprietari del fondo confinante con il sugherificio Bua, che avrebbero agito per effetto di una battaglia legale. Secondo il giudice dell’esecuzione, infatti, quel fondo non deve garantire alcuna servitù di passaggio al sugherificio. E la decisione avrebbe legittimato i proprietari confinanti a bloccare il cancello.

 

Ma come si è arrivati a ‘murare’ un’azienda attiva?

 

Per rispondere bisogna risalire alla strana storia di quella strada (abusiva?) che è l’unica percorribile per raggiungere sia l’AIAS che il sugherificio. Storia che è iniziata nel giugno 2012, quando il Ginnic Club Vanico decide di realizzare – senza alcuna autorizzazione – una stradina in terra battuta sul terreno che, come già precisato, risulta ancora di proprietà delle Ferrovie dello Stato. Un'opera fantasma che però ha un costo: non a caso, stando ai documenti consultati, subito dopo aver aperto il varco, il Vanico avrebbe richiesto all’AIAS un contributo di 5.000 euro per le spese di realizzazione. Contributo che l’AIAS si sarebbe rifiutato di pagare.

 

A quel punto, però, succede un altro fatto importante. Siamo al 15 gennaio 2013. La giunta del sindaco Felice Errante emette un’ordinanza (la n. 8), che qualifica quel sentiero abusivo come “strada vicinale ad uso pubblico di antica formazione”. Un atto basato su una relazione dell’ufficio tecnico di allora, che classificò quella stessa stradina come “esistente da tempo immemore”.

 

Le carte però racconterebbero un’altra verità.

 

Esiste infatti un’aerofotogrammetria del 1975 che dimostra come nel tratto contestato non emerge alcuna traccia di viabilità. E, soprattutto, esiste una relazione di un geometra comunale che, nel 2019 (anno in cui l’amministrazione della città, dopo lo scioglimento per mafia del 2017, fu affidata ai commissari straordinari), certifica che quel tratto non è stato utilizzato dal 1976 al giugno 2011, ma – al contrario – “riattivato” solo dopo, e senza alcuna autorizzazione. I Bua raccontano che l’allora commissario Salvatore Caccamo aveva definito grave quell’ordinanza del 2013, tanto da inviare tutto in Procura; ma senza alcun risultato.

 

Insomma, proprio nel periodo in cui lo Stato demoliva le prime case abusive di Triscina, in comune si profilava la possibilità di un abuso ancora più grave, commesso meno di cinque anni prima dello scioglimento e “risolto” con un’ordinanza ad hoc. Eppure una risposta concreta da parte dell’amministrazione non ci sarebbe mai stata.

 

Perché “inventarsi” una strada pubblica? Le ragioni si possono ipotizzare. Per esempio, la presenza di questa via alternativa è tornata particolarmente utile nei tribunali: dimostrando l’esistenza di un accesso alternativo – seppur abusivo e privo di marciapiedi o sicurezza – i confinanti hanno ottenuto dai giudici il riconoscimento che il sugherificio Bua e l’AIAS non fossero “interclusi” (quindi isolati e inaccessibili), legittimando così la chiusura dei loro ingressi storici.

 

Ma cosa c’è, o cosa c’era, sullo sfondo di questa battaglia per una manciata di metri di fango?

Perché il Vanico ha realizzato quella stradina? Forse l’interesse era quello di aumentare il perimetro delle sue strutture sanitarie convenzionate o da convenzionare con la sanità pubblica?

C’è poi la questione dell’ordinanza sindacale, emessa nel 2013 e mai revocata. Un’ordinanza che ha certificato quella stradina come presente “da tempo immemore”, nonostante le mappe militari dimostrino il contrario. Come mai risulta ancora in vigore?

 

Queste sono soltanto alcune delle domande che ci possiamo fare su questa intricata vicenda, che ha tutta l’aria di essere lontano dalla sua soluzione.

 

Egidio Morici