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02/04/2026 13:00:00

Le dimissioni dall'ANM della Ceccarelli e la posizione sulla separazione delle carriere

Hanno fatto scalpore nei giorni scorsi le dimissioni dal Comitato Direttivo dell’ANM della giudice della Corte d’Appello di Napoli, Natalia Ceccarelli, in favore della separazione delle carriere dei magistrati. Ecco la dichiarazione con cui le comunica:

"Preannuncio oggi la mia volontà di rassegnare le dimissioni dal Comitato Direttivo Centrale dell’ANM. Formalizzerò nei prossimi giorni tale decisione. È diventata per me intollerabile la permanenza in un’associazione che ha smarrito il senso della sua finalità rappresentativa di tutte le idealità che ispirano l’essere magistrato. Il danno d’immagine prodotto da questa campagna referendaria – nella eterogenesi dei fini di questa riforma – è ormai irreversibile, e di esso pagheranno le spese le generazioni future di magistrati.

 

Nessun cittadino si sentirà più garantito nelle aule di giustizia al cospetto di individui che amministrano la legge “in nome del popolo italiano” dopo aver assistito alle scene di giubilo di cui si sono resi protagonisti circa 50 magistrati nel Tribunale di Napoli, con balli e cori da stadio contro il massimo esponente di un altro potere dello Stato, e contro una giovane collega individuata come nemico della collettività.

Non ho mai incontrato personalmente la collega. Penso, comunque, che gli addebiti a lei mossi in merito alle dichiarazioni durante la campagna referendaria, che altri colleghi dovranno eventualmente accertare in altra sede, non giustificano simili condotte di isolamento e messa all’indice, perpetrate alla presenza di alti esponenti degli uffici giudiziari e dei membri del Comitato Direttivo Centrale. Nessuna voce di condanna, nessuna richiesta di distanze o scuse si è levata dai vertici associativi, che hanno liquidato l’episodio come uno sfogo goliardico di chi “è stato sotto attacco”.

 

L’attacco era rappresentato da un maldestro tentativo politico di etero-riforma della magistratura, al quale la magistratura associata ha reagito con una martellante campagna di disinformazione, senza scrupoli, arrivando persino ad utilizzare luoghi di culto.

Il messaggio deviato propinato alle nuove generazioni sulla genesi storica delle modifiche costituzionali bocciate, e in particolare sulla separazione delle carriere, costituisce un grave episodio di manipolazione storico-giuridica. La viva voce del padre del nuovo codice di procedura penale è stata ignorata in nome della difesa dell’unità delle carriere, che affonda le sue radici nel passato fascista, senza considerare che oggi la magistratura è un ordine autonomo e indipendente, e il suo organo di autogoverno è il CSM, inesistente durante il ventennio.

 

So bene che la storia la scrivono i vincitori. Ma non vedo vincitori su questo campo di battaglia. Mi dimetto perché resto fedele ai principi ispiratori di questa associazione e del Movimento che ho avuto l’onore di rappresentare, sperando che, un giorno, tali principi possano essere degnamente perseguiti altrove. Vi auguro di ritrovare la strada. Io ho la certezza che la strada non è più questa."

 

Alla prima lettura emerge un errore: la giustificazione secondo cui nessun cittadino si sentirebbe garantito dopo i cori e i balli dei magistrati ignora l’articolo 104, comma 1, della Costituzione, che stabilisce chiaramente: "La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere".

Inoltre, sebbene la magistratura debba punire comportamenti come quelli di Napoli, Milano o Roma (dove alcuni magistrati hanno cantato “Bella Ciao”, inno universalmente riconosciuto di libertà e resistenza), la stragrande maggioranza dei 9.349 colleghi della d.ssa Ceccarelli continua a garantire il funzionamento imparziale della giustizia.

Infine, dei circa 9.900 magistrati italiani, solo 2.100 sono iscritti a correnti politicizzate. La maggioranza silenziosa, 3,7 volte superiore, potrebbe e dovrebbe dare un segnale forte per promuovere una magistratura che eserciti le proprie funzioni esclusivamente "in nome del popolo italiano".

 

Vittorio Alfieri