×
 
 
02/04/2026 06:00:00

Malaspina, carcere al collasso: sicurezza e rieducazione in crisi

L’IMP Malaspina di Palermo è un girone di detenuti minorenni: tra quelle mura, storie di disagio e forse di qualche flebile speranza. Una volta era un palazzo nobiliare; oggi non ci sono feste eleganti ma, forse, un percorso di recupero per i ragazzi reclusi. È l’unico istituto penale minorile per la Sicilia occidentale.

All’interno vivono attualmente 28 giovani, molti dei quali provenienti da contesti difficili e segnati da percorsi di devianza. Ma proprio il luogo che dovrebbe rappresentare un’opportunità di recupero si presenta come un ambiente fragile. Infiltrazioni d’acqua, soffitti deteriorati, pavimentazioni instabili e muri segnati da elementi sporgenti rendono i corridoi insicuri. Alcuni spazi sono stati dichiarati inagibili, altri sistemati solo superficialmente.

Le cassette destinate alle manichette antincendio sono vuote. Gli estintori, invece, non sono nei corridoi dove dovrebbero essere, ma ammassati in un’unica stanza lontana dalle aree operative. In caso di emergenza, il tempo per intervenire potrebbe trasformarsi in un fattore fatale.

 

La denuncia
Il sindacato di polizia penitenziaria Osapp denuncia lo stato delle cose da tempo e, dopo un sopralluogo, il segretario nazionale Dario Quattrocchi ha parlato apertamente di un contesto non idoneo né per i detenuti né per il personale in servizio. Una posizione condivisa anche da altre istituzioni: nei mesi scorsi, la Procura per i minorenni ha evidenziato al Ministero numerose anomalie e carenze.

Il problema riguarda anche l’organico. A fronte di un fabbisogno di circa 60 agenti, quelli effettivamente in servizio sono poco più di 20. Una carenza che pesa ancora di più considerando la presenza significativa di personale femminile, spesso costretto a operare senza il supporto previsto dai regolamenti. Episodi di aggressioni e comportamenti molesti sono stati segnalati, alimentando un clima di tensione costante.

Le criticità non si fermano qui. Alcune aree della struttura risultano prive di adeguata videosorveglianza: una telecamera, danneggiata da anni, non è mai stata sostituita. Le passerelle sopra le mura, simbolo di controllo e sicurezza, sono in condizioni precarie. Anche gli impianti, a partire da quello di riscaldamento, mostrano evidenti limiti di funzionamento.

Il sindacato chiede un intervento di ristrutturazione radicale o, in extremis, la chiusura temporanea dell’istituto per consentire i lavori.

Smarrita così ogni idea di rieducare e reinserire in società il giovane detenuto. È un problema denunciato da tempo, a cui nessuno, ancora, ha saputo dare adeguate risposte. Se gli istituti penali minorili non riescono a rieducare e reinserire, smarriscono la loro ragion d’essere. E a quel punto non è solo il sistema a fallire: è una sconfitta che riguarda tutti, perché senza recupero non c’è sicurezza duratura, né futuro per quei ragazzi né per la comunità.