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31/03/2026 06:00:00

Marsala e la memoria. Michele Galfano, il canile e una toponomastica "elettorale"

Marsala è una città che troppo spesso guarda solo dove mette i piedi. Non alza lo sguardo verso ciò che è stata, e neppure verso ciò che potrebbe diventare. Si muove tra logiche confuse, talvolta incomprensibili. O forse non segue alcuna direzione, se non quella dell’istinto del momento: breve, superficiale, incapace di lasciare traccia.

In questo scenario, il merito resta ai margini. La competenza non viene riconosciuta, la professionalità si perde nell’indifferenza. E così accade che anche la memoria di chi ha fatto del bene, concretamente, venga lentamente consumata.

È quello che sta accadendo con Michele Galfano, a dieci anni dalla sua scomparsa, il 18 ottobre 2015. Un nome che invece dovrebbe essere scolpito nella coscienza collettiva della città.

 

Il valore dimenticato

 

Ciò che Michele Galfano ha fatto è sotto gli occhi di tutti. Ha aiutato i cani del canile, spesso nel silenzio più assoluto. Ha soccorso randagi senza chiedere nulla al Comune. Ha curato animali di famiglie in difficoltà senza pretendere un centesimo.

Ma soprattutto ha incarnato un modo diverso di essere professionista: prima ancora della competenza, metteva l’umanità. Sensibilità, stile, generosità. Galfano inoltre collaborava con il Comune di Marsala per il recupero e la cura degli animali abbandonati in strana o vittime di incidenti stradali. Un anno prima della scomparsa aveva lanciato, insieme all'associazione Laida, il progetto "Veterinario Solidale".  

Eppure oggi, ancora una volta, si compie un gesto che lascia amaro in bocca. Un segnale che racconta quanto Marsala faccia fatica a riconoscere il valore autentico: quello che non fa rumore, non cerca visibilità, ma costruisce comunità.

Dimenticare figure come Galfano non è solo un torto alla memoria. È un errore culturale. È il segno di una città che non premia chi si spende davvero per il bene comune.

Perché una città senza memoria è, inevitabilmente, una città senza direzione.

 

Il decreto e l’intitolazione

 

Il 30 marzo è stato pubblicato un decreto sindacale, firmato dal sindaco Massimo Grillo (che, ironia della sorte, quando in una delle sue tante avventure si candidò Sindaco della città, aveva proprio indicato Galfano come assessore .... ) che avvia l’iter per l’intitolazione del canile municipale ad Alice Cangemi, scomparsa nel luglio del 2025.

Nessuno mette in discussione la figura di Alice Cangemi. Era un’anima sensibile, un’attivista animalista sincera. Il suo ricordo merita rispetto.

Ma proprio per questo, è legittimo interrogarsi sul percorso che ha portato a questa decisione.

A proporre l’intitolazione è stata la commissione toponomastica, presieduta da Pietro Pizzo e composta da Massimo Pastore, Guglielmo Bonomo, Francesco Patera, Francesca La Grutta, Giuseppe Donato, Ignazio Caruso e Giuseppe Alagna. Nella seduta del 17 marzo 2026, la commissione ha espresso parere favorevole, “facendosi interprete delle aspettative dei cittadini”.

C’è però un elemento non secondario: la normativa prevede che debbano trascorrere almeno dieci anni dalla morte per procedere a un’intitolazione. Nel caso di Cangemi sarà quindi necessaria una deroga della Prefettura.

 

 

Toponomastica e tempo elettorale

 

 

Più in generale, in questi ultimi tempi il Sindaco Grillo sta facendo un uso tutto suo della toponomastica. Quella che dovrebbe essere un’istituzione super partes rischia di trasformarsi in uno strumento piegato al tempo della politica.

Le intitolazioni diventano improvvisamente urgenti. I nomi riemergono con tempistiche che fanno discutere. Non è più il tempo giusto a determinare il riconoscimento, ma il tempo utile.

Così anche atti che dovrebbero unire la comunità rischiano di dividerla.

 Non si gioca con il dolore di chi resta, con il ricordo di chi ha amato, con le ferite ancora aperte. Farlo in fretta, forzando i tempi e chiedendo deroghe, proprio a ridosso delle elezioni, non è un merito. È un problema.

 

Un canile che resta irrisolto

 

C’è poi un altro punto, ancora più concreto.

Il canile municipale di Marsala continua a vivere soprattutto grazie all’impegno dei volontari. Non è ancora quel luogo di cura e benessere animale che dovrebbe essere.

Nel frattempo, gli assessori si succedono. Le visite ufficiali non mancano. Le foto nemmeno. Ma le battaglie vere restano poche.

Intitolare un luogo che non funziona pienamente rischia di trasformare un gesto simbolico in una contraddizione.

 

La cosa giusta

 

Il ricordo di Michele Galfano non ha bisogno di targhe per restare vivo. Vive nei gesti che ha lasciato, nelle vite che ha aiutato, nel rispetto che si è conquistato sul campo.

Ed è proprio per questo che viene da pensare che forse il modo più autentico per onorarlo non sia incidere un nome su una parete.

Ma fare in modo che quel canile, e più in generale i servizi per gli animali, diventino finalmente ciò che lui aveva cercato di costruire ogni giorno: spazi di cura, di civiltà, di rispetto.

Perché la memoria, se non si traduce in azione, resta solo una parola. E Marsala, oggi più che mai, ha bisogno di ritrovarne il senso.