Marsala, il Comune nega l'Asacom a una famiglia. Il Tribunale ordina la riattivazione
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L’ennesima vicenda giudiziaria che riaccende i riflettori sul diritto allo studio e all’inclusione degli alunni con disabilità scuote nuovamente la città lilybetana. Una famiglia marsalese ha ottenuto un decreto cautelare favorevole dal Tribunale di Marsala dopo che, nell’ottobre 2025, il Comune aveva negato l’attivazione del servizio ASACOM (Assistente all’Autonomia e alla Comunicazione) per i propri figli, motivando il diniego con la certificazione INPS ex art. 3 comma 1 della legge 104/92.
Una decisione che, secondo i legali della famiglia, si poneva in contrasto con quanto stabilito dal GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione), organismo scolastico deputato a definire i bisogni educativi e assistenziali dell’alunno con disabilità attraverso il PEI (Piano Educativo Individualizzato).
Il provvedimento cautelare del giudice ha disposto la riattivazione immediata del servizio, riconoscendo la necessità dell’assistenza specialistica ai fini dell’effettivo diritto all’inclusione scolastica. Un esito che, tuttavia, arriva dopo mesi di interruzione del supporto educativo, con inevitabili ricadute sul percorso didattico e relazionale dei minori coinvolti.
“Non possiamo parlare di vittoria – dichiarano i familiari – perché i nostri figli sono rimasti senza servizio per cinque mesi. Il Comune ha riavviato l’ASACOM solo dopo l’intervento del Tribunale, ma nel frattempo il danno educativo e sociale è già stato consumato”.
Secondo la famiglia, la condotta dell’amministrazione avrebbe prodotto anche un effetto economico significativo: circa 15 mila euro di risparmio derivanti dal mancato servizio per un periodo di cinque mesi, un risparmio che, denunciano, sarebbe stato realizzato a discapito di un diritto fondamentale tutelato dalla normativa nazionale e costituzionale.
A sostenere il ricorso è stata ACA Sicilia, associazione da tempo attiva nella tutela dei diritti delle persone con disabilità su tutto il territorio regionale. L’azione legale è stata seguita dall’avvocato Valentina Piraino, che ha ribadito come il requisito della certificazione INPS non possa essere utilizzato quale strumento per comprimere o negare prestazioni già individuate dal GLO in ambito scolastico.
La vicenda riapre un tema già più volte emerso in Sicilia: il rapporto tra certificazione sanitaria e diritto ai servizi di inclusione. La giurisprudenza amministrativa e civile, negli ultimi anni, ha più volte chiarito che l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione rientra tra le misure necessarie a garantire l’effettività del diritto allo studio degli alunni con disabilità, non subordinabile a interpretazioni restrittive di natura meramente amministrativa.
Intanto, dalla famiglia arriva un appello alle istituzioni affinché si superi quella che definiscono una “prassi reiterata e discriminatoria”, chiedendo che i servizi vengano attivati in modo tempestivo e in linea con le indicazioni del GLO, evitando il ricorso sistematico alle aule di tribunale.
Una vicenda che, ancora una volta, pone al centro del dibattito pubblico il delicato equilibrio tra gestione amministrativa delle risorse e tutela dei diritti fondamentali dei minori con disabilità, ricordando come il diritto all’inclusione scolastica non possa subire ritardi, sospensioni o interpretazioni che ne svuotino l’effettività.
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