Ospedale di Trapani. "Pochi operatori di notte in Pneumologia"
Di notte l’ospedale dovrebbe essere il luogo più sicuro per chi è fragile. E invece, almeno nel reparto di Pneumologia dell’Ospedale di Trapani, la sensazione è opposta: pochi operatori, assistenza ridotta al minimo e pazienti che aspettano.
La segnalazione arriva da un cittadino che, per motivi familiari, ha frequentato il reparto e racconta una situazione che definisce «sinceramente amareggiante». Il problema principale riguarda la mancanza di personale di supporto nelle ore notturne, gli operatori socio-sanitari che dovrebbero garantire assistenza continua a pazienti spesso anziani, fragili o con gravi difficoltà respiratorie.
«Il personale in servizio fa il possibile, con grande dedizione e spirito di sacrificio – scrive – ma è evidente che non basta». Di notte, quando i pazienti sono più soli e vulnerabili, l’assistenza si assottiglia ulteriormente. E chi ha bisogno, attende.
Di giorno va poco meglio
Ma la notte non è l’unico problema. Anche durante il giorno, racconta il cittadino, la situazione resta critica: pochi operatori, carichi di lavoro eccessivi, assistenza che inevitabilmente rallenta. Non per mancanza di professionalità o volontà, ma per assenza di risorse sufficienti.
Una condizione che pesa su chi lavora e soprattutto su chi è ricoverato. «Chi soffre, attende», scrive il segnalante, sintetizzando una sensazione diffusa nei corridoi.
“La cura non finisce al tramonto”
Il cittadino dice di comprendere le difficoltà legate alla carenza di personale e ai lavori di ristrutturazione, ma ritiene che tutto questo non possa giustificare una presenza così ridotta nelle ore notturne. Proprio quelle in cui i pazienti hanno più bisogno di sentirsi seguiti e protetti.
«Non si può pensare che il bisogno di assistenza finisca con il tramonto del sole. La cura deve essere garantita sempre, anche di notte», scrive. Non è una polemica, precisa, ma il tentativo di dare voce a un disagio che molti altri cittadini condividono.
Un appello alle istituzioni
Il messaggio finale è diretto: servono scelte organizzative coraggiose. Non corsie silenziose, ma presenze reali. Perché la sanità non è fatta solo di strutture, ma di persone accanto alle persone.
«Anche di notte, la cura è un diritto», conclude.
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