La Cassazione: Vito Turriciano non è mafioso, annullata la condanna
La Cassazione ha annullato la condanna a 10 anni di carcere per Vito Turriciano, 80 anni, di Castellammare del Golfo.
Secondo la Suprema Corte, non è un mafioso e non può essergli applicata l’aggravante di associazione mafiosa.
Una decisione che ribalta definitivamente l’impianto accusatorio costruito negli anni.
La decisione della Suprema Corte
Con l’ultima pronuncia, la sesta sezione della Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d’Appello di Caltanissetta.
I giudici hanno ritenuto inammissibile l’aggravante mafiosa, dopo l’assoluzione definitiva dall’accusa di associazione mafiosa.
La condanna a 10 anni era stata fissata in appello, ma ora viene cancellata per errori evidenti.
Una vicenda giudiziaria lunga anni
Per anni Turriciano era stato indicato come uomo di mafia.
Secondo l’accusa, sarebbe stato promotore di un nuovo gruppo criminale pronto a controllare appalti e calcestruzzo nel Trapanese.
La vicenda giudiziaria era iniziata nel 2016, con una condanna a 12 anni per associazione mafiosa, fondata sull’ipotesi dell’esistenza di un nuovo sodalizio criminale.
La revisione e l’assoluzione
Quella ricostruzione, col tempo, è stata smontata.
Dopo una lunga battaglia legale condotta dagli avvocati Baldassare Lauria e Caterina Grupposo, i giudici hanno accolto la revisione della sentenza.
È stato stabilito che quel gruppo mafioso non era mai esistito.
Da qui l’assoluzione piena di Turriciano dall’accusa di associazione mafiosa, perché “il fatto non sussiste”.
Restano due episodi di tentata estorsione
Nel processo restavano però due episodi di tentata estorsione, mai arrivati a compimento.
Nel rideterminare la pena, la Corte d’Appello aveva però calcolato una pena molto elevata, senza alcuna aggravante mafiosa.
Gli errori censurati dalla Cassazione
La Cassazione ha bocciato la sentenza per più motivi.
Il primo riguarda proprio l’applicazione dell’aggravante mafiosa, ritenuta inammissibile.
Il secondo riguarda gli aumenti di pena, applicati senza una motivazione adeguata e con incrementi giudicati particolarmente severi, soprattutto per la recidiva.
Infine, la Suprema Corte ha censurato anche la gestione del tentativo, evidenziando come fosse stata applicata una riduzione di pena senza spiegazioni convincenti, portando la condanna vicino ai massimi previsti.
Il processo torna in Appello
Ora il procedimento torna davanti a un’altra sezione della Corte d’Appello di Caltanissetta.
I giudici dovranno rideterminare la pena, tenendo conto delle indicazioni della Cassazione.
Cosa succede adesso
La qualifica mafiosa è definitivamente esclusa.
Resta da stabilire solo l’eventuale pena per i due episodi di tentata estorsione, alla luce dei rilievi della Suprema Corte.
Una svolta decisiva in una vicenda giudiziaria che si trascina da quasi dieci anni.
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