Banca Don Rizzo di Alcamo, annullata la condanna alla Regione: il caso torna ai giudici
La Corte di Cassazione riapre il contenzioso tra la Regione Siciliana e la Banca Don Rizzo di Alcamo sui contributi legati all’occupazione giovanile. Con una recente decisione, i giudici hanno annullato la sentenza che obbligava la Regione a pagare oltre 355 mila euro all’istituto di credito, rinviando nuovamente la questione ai giudici di merito.
Al centro della vicenda c’è una normativa regionale dei primi anni Novanta, pensata per incentivare le imprese ad assumere giovani lavoratori. La legge prevedeva due strumenti di sostegno economico: un contributo per l’assunzione con contratto di formazione e lavoro e un secondo incentivo per la successiva trasformazione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato.
La Banca Don Rizzo, che negli anni aveva assunto diversi dipendenti, aveva chiesto alla Regione il riconoscimento dei benefici. Di fronte al mancato riscontro, si era rivolta alla magistratura, ottenendo inizialmente ragione sia in primo grado sia in appello, con la condanna della Regione al pagamento della somma.
L’amministrazione regionale ha però sempre sostenuto una tesi diversa: secondo le regole europee sugli aiuti di Stato, non sarebbe possibile finanziare due volte la stessa assunzione. In sostanza, se un lavoratore viene assunto dopo l’entrata in vigore della legge, l’azienda può beneficiare dell’incentivo per la fase formativa, ma non di quello per la stabilizzazione. Quest’ultimo sarebbe ammissibile solo per chi era già impiegato in precedenza.
La Corte d’Appello aveva ritenuto irrilevante la mancata richiesta del primo contributo, ma la Cassazione ha bocciato questa interpretazione. Per i giudici supremi, ciò che conta davvero è il momento dell’assunzione, non la scelta dell’azienda su quali incentivi richiedere.
Ora la parola torna alla Corte d’Appello di Palermo, chiamata a verificare le date di ingresso in servizio dei 16 lavoratori coinvolti e a decidere nuovamente sul caso. Una vicenda che, a distanza di anni, resta aperta e continua a intrecciare diritto del lavoro, politiche occupazionali e finanze regionali.
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