Trapani e il futuro del porto: città compatta, politica divisa
Il futuro del porto di Trapani torna al centro della scena politica e civile. Il Consiglio comunale aperto convocato a Palazzo Cavarretta ha registrato una partecipazione ampia e trasversale: amministratori, operatori portuali, imprese, associazioni di categoria. Tutti intorno allo stesso tavolo per affrontare un nodo che da mesi preoccupa la città: dragaggi incompleti, pescaggi insufficienti, ritardi nelle opere, un waterfront mai decollato e un divario evidente nella distribuzione degli investimenti dell’Autorità di Sistema Portuale.
Il passaggio più rilevante è stata l’elaborazione di un ordine del giorno unitario, condiviso con gli operatori e votato dall’Aula. Un documento che fissa una direzione precisa: definire un cronoprogramma vincolante, semplificare le procedure, garantire una governance stabile fra Comune, Capitaneria, Regione, Ministeri e Autorità di Sistema. L’obiettivo è chiaro: chiudere la stagione dei rinvii e avviare finalmente una fase operativa.
Il grido degli operatori: “Trapani non può restare ai margini”
A sintetizzare il malessere del comparto è stato Gaspare Panfalone, delegato ASAMAR e presidente della Riccardo Sanges & C.:
«Questa seduta è il nostro “palazzo di vetro”. L’Autorità di Sistema ha gestito oltre un miliardo di euro, e quasi il 90% è stato destinato a Palermo. Trapani, invece, attende ancora il completamento dei dragaggi: il pescaggio reale è fermo a 8 metri. Non possiamo accettare altri ritardi. Servono un cronoprogramma chiaro, verifiche tecniche indipendenti, un coordinamento stabile. Il 12 dicembre incontreremo il commissario: vogliamo risposte e tempi certi».
Secondo gli operatori, i dragaggi delle banchine Isolella e Ronciglio – già costati circa 80 milioni di euro – non hanno ancora garantito profondità utili al traffico merci. E questo rischia di tagliare Trapani fuori dalle principali rotte commerciali del Mediterraneo.
Cosa chiede l’ordine del giorno approvato dal Consiglio
Il documento, votato all’unanimità, impegna il sindaco e la Giunta a richiedere:
- un cronoprogramma dettagliato per raggiungere 9,5 metri di pescaggio a Isolella e 10 metri a Ronciglio Est;
- un report aggiornato sullo stato delle banchine danneggiate e sulle reali profondità dei fondali;
- chiarezza sul nuovo ponte a campata unica da 250 tonnellate;
- la revisione delle tariffe portuali per renderle competitive;
- l’istituzione di un Tavolo Permanente di Confronto con Autorità Portuale, Capitaneria, operatori e sindacati.
Le reazioni politiche: tra soddisfazione, critiche e accuse
Fratelli d’Italia: “Porto strategico, pronti a sostenere ogni investimento”
In una nota, il partito rivendica compattezza e disponibilità a sostenere il rilancio del porto a tutti i livelli istituzionali:
«Siamo pronti a individuare ulteriori linee di finanziamento, monitorare l’Autorità Portuale e sostenere interventi su dragaggi, waterfront, molo Ronciglio e aree funzionali allo sviluppo portuale».
Per FdI, Trapani può diventare un hub logistico internazionale all’interno della strategia delle “autostrade del mare”.
Il PD: “Assenza della commissaria Tardino grave e ingiustificabile”
Durissima la reazione dei democratici:
«Un appuntamento così delicato richiedeva presenza, ascolto e rendicontazione. La scelta della commissaria Tardino di non partecipare è un segnale istituzionale inaccettabile. Il porto è il motore economico dell’intera Sicilia occidentale, non un dossier da trattare a distanza».
Il deputato Dario Safina (PD): “Il tempo degli alibi è finito”
Safina definisce la seduta “utile e concreta”, ma non risparmia critiche:
«Sono stati spesi 80 milioni per i dragaggi e non abbiamo ancora i pescaggi promessi. Errori sono stati commessi, e qualcuno dovrà assumersene la responsabilità. L’assenza della commissaria Tardino ha pesato. Era l’occasione per ascoltare la città e per dare risposte. Non l’ha fatto».
Se serviranno ulteriori fondi, afferma, «andremo a Roma a chiederli».
Il sindaco Tranchida: “Serve unità istituzionale per sbloccare le opere”
Il primo cittadino ha insistito sulla necessità di superare lo stallo generato dal cambio di governance dell’Autorità Portuale:
«La gestione Monti ha investito e avviato la bonifica dei fondali. Oggi tutto è fermo. Mancano notizie sul waterfront, sui finanziamenti, sui tempi delle opere. Serve un’azione unitaria e determinata, perché il porto di Trapani è una infrastruttura strategica nazionale».
Il sindaco ricorda inoltre i nodi della ZES e dell’ultimo miglio, opere tuttora in stallo.
Una città che chiede chiarezza
Il consenso trasversale registrato in Aula non nasconde la tensione politica che accompagna la gestione dell’Autorità di Sistema Portuale. L’assenza della commissaria Tardino è diventata il centro del dibattito, simbolo di una distanza percepita tra le istituzioni e il territorio.
Ma, almeno per qualche ora, la città ha parlato con una sola voce. Ora la sfida è trasformare quella voce in decisioni, investimenti e cantieri reali.
Trapani attende risposte. E questa volta non è disposta ad accontentarsi di promesse.
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