"Così ha combattuto ritardi e scandali della sanità". Parla il marito della prof Gallo
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Maria Cristina Gallo è morta il 10 ottobre del 2025, aveva un cancro. Il suo referto è arrivato con 8 mesi di ritardo, quando già era arrivato al quarto stadio.
Le metastasi avevano raggiunto i polmoni. Sono stati mesi pensanti per lei e per la famiglia. Il marito, Giorgio Tranchida, racconta di una donna forte e mai vendicativa, di una mamma che dopo il viaggio a Milano, per la seduta di chemioterapia, in giornata stessa voleva ritornare a casa, a Mazara, per stare accanto ai figli.
La famiglia è stata la leva che le ha consentito pure di intraprendere la battaglia pubblica, senza mai perdersi di coraggio seppure la speranza era rimasta al lumicino.
Una donna, malata oncologica, il cui destino è stato segnato dalla volontà di altri, dalla responsabilità di chi ha deciso che refertare in tempo era esercizio raro.
Una vergogna tutta trapanese.
“Così viene annullata la cosa più importante: la prevenzione”
Annullata la prevenzione e pure la cura. Quando a Maria Cristina Gallo venne consegnato un referto con un cancro al quarto stadio c’era molto poco da fare. Anche le cure a cui è stata consegnata sono state potenti chemioterapie. Giorgio Tranchida parla schiettamente ma è un uomo lucido e addolorato. Ha perso la moglie, non c’è una storia diversa da raccontare. E’ storia che però deve inchiodare alle responsabilità chiunque ne abbia, dal reparto fino ai vertici aziendali. Non è possibile che nessuno paghi. La vera domanda, che abbiamo tentato di fare a tutti i livelli e a cui nessuno ha avuto il coraggio di rispondere in maniera chiara e netta, è questa: c’è stata una culpa in vigilando? E se si, di chi?
Insomma, fuori i nomi. E non ha senso aspettare le indagini della magistratura e gli eventuali rinvii a giudizio. Qui il fatto attiene alla gestione della Sanità. E allora è necessario che si sappiano nomi e cognomi, di tutti.
Perchè in tanti non denunciano?
356 casi di cancro conclamato a fronte dei 3313 referti in arretrato, solo 9 pazienti hanno avuto il coraggio di denunciare. Perché? Intanto il terrore di curarsi, di lottare per vivere. Il fattore pure economico, un avvocato costa così come i periti. E poi c’è la rassegnazione, quasi con la certezza del “Tanto non pagherà nessuno…tanto non cambierà mai nulla”. Ma il diritto alla salute non si può barattare e non può arretrare. Soprattutto bisogna fare valere il diritto alla verità.
Troppe fughe al Nord
Maria Cristina Gallo ha deciso di farsi curare a Milano, un viaggio della speranza. Quando il danno scoperto era in fase avanzata hanno deciso di affrontare una spesa enorme. Tranchida lo dice: i medici ci sono e sono preparati. Lo dimostra il fatto che a Milano, tra le corsie degli ospedali, il dialetto parlato è quello siciliano.
In Sicilia non mancano nè strutture e nè medici però accade che i referti vengano consegnati quando non c’è più nulla da fare.
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