Nicola Arena: "Così il "Regina" ha sfidato onde di sei metri per salvare il Boccia VM"
Una tragedia sfiorata quella del peschereccio Boccia VM, in mare da circa una settimana, è rimasto alla deriva per quasi quaranta ore in mezzo a onde di sei metri e vento fortissimo. La Guardia Costiera, impossibilitata a intervenire con immediatezza, ha lanciato l’allarme ai pescherecci in zona. A raccontarlo, con non poca emozione, ai microfoni del Volatore di RMC101, è stato l’armatore del Regina, Nicola Arena.
«Mi ha chiamato emozionatissimo: aveva grossi problemi»
Arena ricorda così l’inizio della vicenda: «Mi ha chiamato un amico mio, l’armatore del motopesca Boccia WM, molto emozionato, dicendomi che aveva grossi problemi con il suo peschereccio, che si erano spenti i motori verso le dieci e mezzo di sera». Subito ha controllato le condizioni del mare: «Era una serata di quelle proprio brutte, brutte, brutte. Non si poteva». La Guardia Costiera aveva chiarito che avrebbe potuto salvare solo le persone: «Mi disse che loro erano abilitati solamente a salvare le persone, non il peschereccio. Era una brutta storia». Arena allora prova tutta la notte a trovare un rimorchiatore: «Ho fatto tutta la notte a cercare, ma tutti hanno chiuso la porta. Il tempo era impossibile».
«Il mio obiettivo era salvare le vite umane»
La mattina seguente prende la decisione: «Da lì mi sono messo in una bottiglia di vetro, non ho capito più niente. Il mio obiettivo era semplicemente salvare queste vite umane, e poi il peschereccio naturalmente». Parla con il comandante e con l’equipaggio del Regina:
«Ho chiesto ai miei marinai se erano disponibili a uscire dal porto. La risposta è stata positiva: “Fai quello che vuoi fare, siamo nelle tue mani”».
All’ultimo due marinai rinunciano: «Si sono dileguati… non lo so, avranno avuto le loro ragioni». Arena però trova un sostituto grazie alla Capitaneria:
«Mi hanno dato lo spunto per trovare un’altra persona e imbarcarla». Alle 20 il Regina esce in mare: «Io ho dato solo la mia disponibilità a salvare. Poi è stato il comandante ad avere il coraggio, insieme ai marinai che sono usciti con quel tempo».
L’avvicinamento: «Ci siamo fatti vedere per rasserenarli»
«Non abbiamo fatto l’intervento di notte perché era rischioso, le onde erano altissime. L’equipaggio del Boccia VM: quando ci hanno visti si sono un po’ rasserenati, non erano abbandonati. Guardi, ne parlo e mi emoziono».
All’alba la manovra decisiva: «Forse una mano superiore»
All’alba, verso le sei, tentano l’aggancio: «Abbiamo fatto i primi movimenti per andare ad agganciare il peschereccio. Forse c’è stata una mano superiore che li ha guidati».
L’operazione riesce subito: «Sono riusciti a prenderli e hanno cominciato a camminare piano, con le onde ancora alte».
«Siamo entrati in porto senza un graffio»
Il rientro previsto nel pomeriggio si anticipa: «Dovevano arrivare verso le tre, ma il mare era di poppa e sono arrivati a mezzogiorno».
Tentano la manovra fianco a fianco, ma il mare lo impedisce: «Hanno provato a mettersi a braccetto per entrare in porto, ma non ci sono riusciti. Allora hanno continuato il traino». Finalmente l’ingresso in porto: «Siamo entrati senza nessun danno, senza nessun ferito. Ci siamo abbracciati. Sono contento».
«Eravamo tutti pronti e agguerriti» – I nomi dell’equipaggio
Arena vuole ringraziare uno per uno i suoi uomini: «Queste persone vanno ricordate: il comandante Asaro Matteo, il primo motorista Giovanni Di Vita, il giovanotto di macchina, un ganese, Yoyo Emanuelle, il cuoco Sciuto Giuseppe, il capo pesca, il nostro uomo, Edi Ottman, e la persona che ho trovato all’ultimo, Gaspare Coppola. Eravamo tutti pronti, agguerriti. Un solo obiettivo: andare a salvare quelle persone e quella barca».
«Facciamo un bel Natale»
Arena conclude con un messaggio di umanità: "Facciamo un bel Natale, fare dei gesti umani con tutte le difficoltà. Abbiamo portato solidarietà».
E con orgoglio aggiunge: «Sono orgoglioso del mio equipaggio e del gesto che abbiamo fatto. Speriamo che l’anno nuovo porti nuova linfa per poter andare a lavorare».
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