Mafia: Errante Parrino va al carcere duro
Da una richiesta di arresto inizialmente respinta dal gip di Milano, al 41 bis nel carcere di Spoleto. È il percorso giudiziario – e la parabola criminale – di Paolo Errante Parrino, 79 anni, nato a Castelvetrano e considerato dagli inquirenti il “rappresentante del mandamento di Castelvetrano in Lombardia”, snodo essenziale degli interessi dell’ex latitante Matteo Messina Denaro nel Nord Italia.
Il suo nome è tra quelli centrali del maxi-blitz Hydra, l’inchiesta che ha svelato la presenza in Lombardia di un sistema criminale trasversale, definito “Consorzio”, composto da esponenti di Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra romana.
Dal rigetto dell’arresto alla cattura dopo la latitanza
La vicenda giudiziaria è complessa. La Procura di Milano aveva chiesto la misura cautelare in carcere, ma il gip Tommaso Perna l’aveva respinta. La decisione viene poi ribaltata dal Tribunale del Riesame e dalla Cassazione, che riconoscono a Errante Parrino un ruolo apicale nella nuova struttura mafiosa lombarda. A quel punto scatta il mandato di cattura.
Per tre giorni è latitante. Poi viene trovato fuori dall’ospedale di Magenta, dove – spiegano i pm – stava tentando di simulare una patologia inesistente per evitare l’arresto. Finisce in cella nel carcere di Ancona, in sezione di alta sicurezza.
“Comandava anche dal carcere”
Secondo l’informativa del Dap trasmessa all’autorità giudiziaria, anche da dietro le sbarre Errante Parrino continuava a impartire direttive, grazie alla presenza di uomini di fiducia nello stesso istituto. Un elemento che i magistrati della Dda di Milano definiscono emblematico della sua pericolosità e della persistente capacità di influenza.
L’11 novembre, proprio mentre iniziava la requisitoria finale dei pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, il boss viene trasferito nel carcere di massima sicurezza di Spoleto e posto in regime di 41 bis.
I rapporti con Messina Denaro e il ruolo nel Consorzio
Per gli inquirenti, Errante Parrino è figura di raccordo fra la mafia trapanese e il network criminale milanese. I magistrati sottolineano i legami familiari attraverso la moglie con ambienti vicini a Matteo Messina Denaro e a Messina Antonio.
Nell’inchiesta Hydra compare come mediatore di equilibri interni: in una intercettazione citata nella requisitoria, “zio Paolo” interviene per dirimere uno scontro fra Gioacchino Amico, referente anche per la camorra romana, e la famiglia Pace, legata al mandamento di Trapani.
Cerreti riportando un dialogo afferma:
«Errante Parrino stamattina mi ha detto: ‘Dice, intervenite, andatelo a prendere, me lo porti qua, ci dici che si viene a prendere il caffè, me lo porti qua a Cicciobello’», soprannome di Amico.
Da Castelvetrano al Naviglio: un potere silenzioso e radicato
Arrivato in Lombardia decenni fa dopo una precedente condanna per associazione mafiosa, Errante Parrino ha eletto Abbiategrasso a suo centro operativo. Qui ha costruito un sistema di relazioni, affari e protezioni, spesso – secondo gli investigatori – favorito da silenzi, convenienze e complicità.
Un rapporto dei Carabinieri del 2009 già segnalava la sua presenza come elemento di rilievo, indicando la gestione del bar–sala giochi “Las Vegas” della moglie come luogo frequentato da pregiudicati. Dalle indagini di Hydra è emerso come quel locale fosse, di fatto, una base operativa per incontri riservati. Non lontano, in un capannone, sono stati documentati summit mafiosi fra lo zio Paolo e altri esponenti del Consorzio.
Il maxi-processo Hydra
Nel processo Hydra, la Procura ha chiesto complessivamente 570 anni di carcere per 77 imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Errante Parrino è tra coloro che non hanno optato per l’abbreviato, e rimane quindi nella fase dell’udienza preliminare.
La procura di Milano lo considera uno degli elementi più autorevoli e pericolosi dell’intera inchiesta. Tanto che, come ha detto in aula il pm Cerreti, «le risultanze di questo procedimento hanno portato l’autorità amministrativa a disporre il 41 bis».
Ora il carcere duro
Il trasferimento a Spoleto in regime di carcere duro segna un cambio di fase nella storia criminale di uno dei più influenti emissari della mafia trapanese al Nord. Per decenni, spiegano gli inquirenti, Errante Parrino ha potuto operare “come un imprenditore di relazioni”, mantenendo un profilo pubblico apparentemente normale e frequentando ambienti politici e civili.
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