Si ritira Mattia Caldara, il talento fragile. Anche il Trapani nella sua storia
Un addio silenzioso, maturo, doloroso. Mattia Caldara lascia il calcio giocato a soli 31 anni. Un talento che il destino ha tradito più volte, fino a spezzare la corsa di un difensore che, da ragazzo, era considerato uno dei profili più promettenti del panorama italiano. La sua carriera passa anche da Trapani, dove nella stagione 2014/2015 lasciò un segno indelebile.
“Caro calcio, io ti saluto”
La decisione arriva attraverso una lettera che è quasi un congedo intimo, una resa lucida e sofferta. «Un foglio bianco, una penna. Chiudo gli occhi, butto fuori l’aria. Li riapro, è arrivato il momento. Caro calcio, io ti saluto», scrive Caldara.
Parole semplici che raccontano una battaglia lunga anni: infortuni continui, ricadute, spostamenti, fino alla depressione.
La svolta definitiva arriva lo scorso luglio: «Uno specialista mi ha detto: “Mattia non hai più la cartilagine della caviglia. Se continui, tra qualche anno dovremo metterti una protesi”. Il mio corpo mi aveva tradito. Questa volta, forse, in modo definitivo».
Caldara parla anche di un periodo buio, quello in cui «un dolore diventa tutti i dolori». Una condizione che lo ha portato, passo dopo passo, alla scelta più difficile.
Da Bergamo al grande calcio, passando da Trapani
Cresciuto nel settore giovanile dell’Atalanta, Caldara ha bruciato le tappe: nazionale Under 21, poi il passaggio alla Juventus, il ritorno a Bergamo per consacrarsi e infine la chiamata del Milan. Ma le promesse sono rimaste sospese, come intrappolate nei suoi infortuni.
Nella stagione 2014/2015, appena ventenne, Trapani fu una tappa fondamentale del suo percorso di crescita. Arrivò in prestito il 3 luglio 2014:
– Esordio il 7 settembre, contro il Vicenza.
– 20 presenze complessive in Serie B.
– Due gol, tra cui quello decisivo del 16 maggio 2015, nei minuti di recupero, che regalò ai granata l’1-1 contro l’Avellino.
Un ricordo rimasto forte tra i tifosi trapanesi, che in lui avevano visto un difensore moderno, pulito, elegante, destinato alla grande carriera.
Il talento che il fisico non ha retto
Il resto della storia è noto: una sequenza di stop, operazioni, ricadute. La sensazione costante di essere sempre un passo indietro rispetto al proprio destino. «Non è stato facile deciderlo. Né scriverlo», dice nella sua lettera. Ma oggi, aggiunge, «ho trovato un po’ di tranquillità».
A 31 anni, Caldara saluta il calcio con una consapevolezza che pesa e libera allo stesso tempo. Rimane l’immagine di un ragazzo perbene, un difensore che sapeva leggere il gioco come pochi, e che forse avrebbe meritato una storia diversa.
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