Sanità ostaggio della politica: i medici della specialistica in stato di agitazione
L’Intersindacale della Specialistica Ambulatoriale Territoriale proclama ufficialmente lo stato di agitazione della categoria, denunciando una situazione ormai al limite del collasso che mina le fondamenta stesse del sistema sanitario regionale. I camici bianchi denunciano: “Sanità siciliana ostaggio dell’inadeguatezza politica e della guerra per il potere”.
Il CIMEST, Coordinamento Intersindacale della Specialistica Territoriale, il cui presidente è Salvatore Calvaruso e i coordinatori Salvatore Gibiino e Domenico Garbo, hanno messo nero su bianco tutte le criticità e soprattutto avanzato delle proposte.
La vertenza, costi insostenibili e tariffe bloccate
Le strutture specialistiche territoriali, pubbliche e private accreditate, operano da mesi in condizioni economiche e organizzative disastrose, a causa di una gestione confusa, tardiva e priva di programmazione, si legge.
Il problema è pure legato alle risorse: “Il budget 2025, che per norma doveva essere assegnato entro il 28 febbraio, non è ancora stato approvato: siamo a novembre e le strutture sono costrette a lavorare nell’incertezza più totale. Le tariffe vigenti, ferme da anni, sono sottocosto e incostituzionali, non coprono più i costi di produzione e compromettono la sostenibilità economica e la qualità delle prestazioni. L’aggregato di spesa assegnato alla specialistica accreditata è del tutto insufficiente a garantire i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e a soddisfare il reale fabbisogno di salute della popolazione. A ciò si aggiunge uno dei problemi più gravi e visibili per i cittadini: le interminabili liste d’attesa, che non sono il frutto del caso ma la conseguenza diretta della mancanza di una programmazione seria, di risorse adeguate e del mancato coinvolgimento delle strutture accreditate e contrattualizzate dalle ASP”.
Continuano: “Se queste ultime fossero pienamente integrate nella rete pubblica, come previsto dalle norme, si ridurrebbero drasticamente i tempi di attesa e si garantirebbe a tutti i cittadini un accesso tempestivo e appropriato alle cure”.
La Sicilia senza prevenzione
Nella vertenza si legge un atto di accusa pesante: “La Sicilia è l’ultima regione d’Italia per la prevenzione sanitaria. Nessuno degli obiettivi previsti nei programmi nazionali ed europei è stato raggiunto: screening oncologici, prevenzione cardiovascolare e vaccinazioni restano ai minimi storici, con un impatto gravissimo sulla salute pubblica e sui costi sociali futuri. Un fallimento totale delle politiche di prevenzione, aggravato da una gestione sanitaria miope e incapace di programmare”.
L’accusa: la sanità è politicizzata
Ma la crisi non è solo tecnica: è profondamente politica, scrivono, indicano anche le colpe: “La sanità siciliana è oggi ostaggio di un assessore alla salute inadeguato a ricoprire quel ruolo, privo di visione, di capacità gestionale e di rispetto per le categorie che garantiscono quotidianamente l’assistenza territoriale. Assistiamo a una lotta intestina per la spartizione dei ruoli di potere, un duello tra correnti e interessi politici contrapposti, mentre la sanità affonda.Una guerra fratricida per le poltrone nel settore tecnico e gestionale, che nulla ha a che vedere con il diritto alla salute dei siciliani”. E poi c’è il nodo Farmacie: "A rendere il quadro ancora più grave è l’assurda concorrenza sleale delle farmacie, abilitate con l’articolo 68 della Finanziaria 2025 ad aprire ambulatori senza alcuna autorizzazione sanitaria né requisiti di accreditamento, in deroga alle leggi che da decenni regolano il sistema pubblico e privato accreditato. Un’anomalia che mette sullo stesso piano strutture soggette a quasi 200 criteri di accreditamento e semplici esercizi commerciali, compromettendo sicurezza, appropriatezza e qualità delle cure”.
Le richieste
L’Intersindacale chiede con forza:
– l’uscita immediata della Sicilia dal Piano di Rientro, che tiene la Regione in una condizione di permanente arretratezza sanitaria;
– un contratto equo e rispettoso delle norme, con risorse adeguate e certezze operative;
– una programmazione vera, fatta nei tempi giusti, che restituisca dignità ai professionisti e tutela ai cittadini;
– un nuovo indirizzo politico alla sanità regionale, fondato su competenza, trasparenza e responsabilità.
La dichiarazione
Il Presidente Cimest, Salvatore Calvaruso, con chiarezza afferma alcuni principi sacrosanti: “Siamo stanchi di essere vittime di provvedimenti iniqui e di scelte politiche che umiliano la sanità territoriale. Le liste d’attesa, la mancanza di prevenzione e la disorganizzazione sono il risultato diretto dell’inadeguatezza di chi governa la sanità. La salute dei siciliani non può essere oggetto di baratto o di spartizione. Chiediamo una sanità giusta, programmata, e guidata da chi ha competenza, non da chi cerca solo potere”.
L’invito a proseguire lo stato di agitazione, fino a quando non verranno date risposte concrete, è rivoto a tutte le forze sociali, professionali e civiche per la difesa di un diritto costituzionale oggi gravemente calpestato. L’assemblea si svolgerà giorno 8 novembre alle ore 10.30 nei locali del Palace Hotel Astoria via Montepellegrino a Palermo.
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