"Vedrai, domani lo arrestano". Trapani e la "sindrome da blitz"
Questa settimana arrestano a Tizio.
La prossima interdicono a Caio.
Ma tra un mese sciolgono il comune. Come nel 2017.
Me lo ha detto un mio vecchio amico, che oggi lavora in una copisteria. Poi me l'ha ripetuto un altro conoscente. Eravamo al bar e tutto ciò che diceva veniva avvalorato dal barista. Con dettagli minuziosi. L'ultimo nome che scorre di bocca in bocca è quello di un assessore del comune di Trapani. “A questo lo arrestano!”, dicono da giorni i ben informati. Stessa sorte dovrebbe toccare al noto imprenditore. Ma fino a qualche settimana fa, erano contate le ore del Sindaco. “Come!? Lo sanno tutti e tu non lo sai?”. E' la 'sindrome da blitz', un fenomeno tutto trapanese. Questo refrain prosegue ormai da qualche anno. Ma regolarmente si è rivelato un bluff. Niente a che vedere con le vere fughe di notizie, che hanno inquinato davvero le indagini. In questo caso, ad ogni annuncio, non è mai seguito nulla. Niente a che vedere con l'arresto di Matteo Messina Denaro: quello è stato profetizzato una volta e due mesi dopo si è realizzato. Qui invece, restano tutti al loro posto. Ma per i sobillatori, affetti da 'sindrome del blitz', tutto serve ad avvalorare, che - è ovvio - i veri arresti saranno la prossima settimana. E poi quell'altra ancora. Dicono, che hanno trovato altri documenti e l'indagine si è allungata.
Spesso mi sono ritrovato con documenti inediti, alla ricerca di dettagli, che possano aiutare a comprendere meglio la stagione stragista e altri episodi del passato. Ma da tempo mi sono reso conto del valore delle testimonianze, di coloro che sono ancora in vita. Perchè l'atmosfera di un certo momento storico sta nelle piccole cose, che costruiscono la nostra quotidianità. Soprattutto in un ben preciso fazzoletto di terra. La 'sindrome da blitz' colpisce anche tante altre città. Di altre regioni. Ma a Trapani è diventato un sottofondo persistente. Assieme alle lettere anonime, che da tempo inondano Procura e polizia giudiziaria. Come le tante denunce pretestuose e gli esposti infondati. Prima di entrare nel merito di questi annunciati blitz è necessario fare una precisazione. I protagonisti delle chiacchiere da bar, quelli che, di volta in volta dovrebbero sentire lo 'scruscio' di manette, sono intercambiabili. La costante è la 'sindrome da blitz'. Un leit motiv, che riempie la noia quotidiana di una città sorniona. Con nostalgia rispetto ad una stagione in cui gli arresti ci sono stati per davvero. Un po come accade ai soldati di rientro da una guerra.
La genesi di questo mood risale al 2019. Prima fu arrestato Angelo Catalano, vicesindaco di Erice. E tutti pensarono alla sindaca Daniela Toscano e al loro mentore politico, Giacomo Tranchida. Che da par loro, respinsero tutte le accuse al mittente, durante una conferenza stampa. Durante la quale, il sindaco di Trapani parlò di “un livello, che vuole condizionare, solo politicamente, punto interrogativo, questa citta”. Poi, ad aprile, arrivò il blitz antimafia Scrigno, con l'arresto di Paolo Ruggirello, deputato regionale con tanti anni di politica alle spalle ed erede di un importante famiglia. Per anni Ruggirello era stato un intoccabile e il suo arresto è stato considerato come la caduta di uno dei papaveri del potere locale. L'indagine causò brusche reazioni in città. Il direttore di Telesud, durante una trasmissione di approfondimento, si spinse perfino a lanciare nel pavimento dello studio televisivo l'ordinanza di custodia cautelare a terra. Come fosse carta straccia. Poco dopo si è scoperto, che mentre i carabinieri indagavano su Ruggirello e i suoi compari, anche la polizia stava indagando su alcuni di loro, che sono rimasti in libertà. Da quel momento è partita la 'sindrome da blitz'.
Dalle indagini - dei carabinieri e della polizia - erano usciti i nomi di altri politici. Li arresteranno? In quegli anni il sobillatore per eccellenza, era Luigi Manuguerra, conosciuto come 'il mago', per via dei suoi trascorsi da imbonitore delle tv private. Una vecchia volpe di provincia. Conosceva molto del malcostume trapanese e di alcuni politici da tempo su piazza. Manuguerra era diventato uno specialista in una pratica ormai parecchio diffusa: la registrazione di conversazioni. Dal vivo e al telefono. Ne faceva quasi un vanto. Una volta mi disse che si vedeva come 'una microspia ambulante'. Ma la grande novità, dopo l'arresto di Ruggirello, è che queste registrazioni hanno iniziato a circolare senza freni. Ascoltate in viva voce nei bar e registrate a loro volta dai presenti. Una miccia difficile da fermare. L'acerrimo nemico di Manugerra, ovviamente, era Giacomo Tranchida. Un altro che di registrazione pare se ne intenda parecchio. I due hanno spesso danzato assieme, soprattutto negli anni in consiglio comunale a Erice. Ma alla fine erano sempre l'uno contro l'altro.
'L'argomento di discussione, per Manuguerra, erano i rapporti fra Tranchida e alcuni imprenditori locali, che a suo dire, lo avevano agevolato in varie maniere. Un altro tema erano i presunti brogli elettorali. Manuguerra era a conoscenza anche di ben altri intrighi. Iniziava a parlarne soltanto quando la rabbia e la paura, che lui stesso si alimentava, glielo imponevano. Un giorno l'ho convinto a sedersi su una poltrona e rilasciarmi una lunga intervista, dai tempi dei suoi contrasti con il giornalista Mauro Rostagno, alla sincera passione verso il paranormale. Ne è uscita una lunga intervista, che custodisco nel mio archivio. Manuguerra era diventato un antenna di ricezione per tutti gli ex e i delusi del sindaco Tranchida. Giornalmente riceveva segnalazioni su disservizi e affari. Diceva di portare tutto alla Digos e in effetti nelle udienze del processo Scrigno, che si è svolto davanti alla corte d'Assise di Trapani, degli agenti lo hanno confermato.
La 'sindrome da blitz' si fondava – e si fonda - su un assunto condiviso: Tranchida gode e ha goduto di una protezione istituzionale. Manuguerra nell'aprile 2020 è morto per cause naturali. In estate però Tranchida e il suo cerchio magico sono finiti davvero nel mirino della Procura. Ed è partito il coro: “hai visto che allora qualcosa c'era!?”. Il sindaco di Trapani è stato indagato per aver pilotato l'assunzione e la mobilità di alcuni dipendenti del comune. Poi, la sindaca di Erice, è stata raggiunta da un ordine di divieto di dimora nel suo comune. In quei giorni il procuratore aggiunto, Maurizio Agnello, da me intervistato per l'agenzia Agi, si diceva rammaricato di non aver potuto chiedere una misura cautelare più robusta. In entrambi i casi, Tranchida e la Toscano, sono stati prosciolti da ogni accusa. Ma la 'sindrome da blitz' non si è placata. E oggi, a distanza di anni, sentiamo ricicciare nuovamente il nome di uno di quegli imprenditori. Sempre a testa bassa, ovviamente, contro il 'sistema Tranchida'. Un altro bersaglio, in quegli anni, è stato Giuseppe Guaiana. Nei bar si discuteva perfino dei dettagli di un'indagine che avrebbe sconquassato il comune di Trapani. Ma anche di questo non c'è stata traccia.
Poi sono arrivate le elezioni amministrative del 2023 e la 'sindrome da blitz' ha assunto una nuova sfumatura. Forse ci saranno degli arresti. Ma in caso contrario, di certo, ci sarà lo sputtanamento., E magari l'avversario si trova costretto a ritirarsi dalla competizione. In città hanno iniziato a circolare delle pendrive. All'interno c'erano i file di una decina di conversazioni, risalenti al 2001, tra l'ex capo della Squadra Mobile di Trapani e l'allora candidato sindaco di Erice, Giacomo Tranchida. Intercettazioni, che erano state realizzate dai carabinieri di Trapani. Utili per avvalorare ancor di più la tesi che Tranchida è sempre stato protetto dai poteri forti. Ma come è possibile che delle intercettazioni, che andavano distrutte o sigillate, si sono trasformate in merce dal ricatto politico? Non è dato sapere. Alla fine Tp24 le ha pubblicate. Almeno ne è stato sgonfiato il potere ricattatorio esercitato fino ad allora. In quei mesi in città circolava anche un altro ricatto. Si parlava di un video compromettente per il candidato Maurizio Miceli. Nei bar si dava per certo che sarebbe stato pubblicato sui social. Ma di questo video, non è mai emersa alcuna traccia. Almeno sino ad ora.
Nel frattempo è arrivato Valerio Antonini. Mansueto durante la campagna elettorale. Fedele al sindaco uscente e al suo cerchio magico. Piacione con tutti gli altri. Fino alla rottura della liaison con Tranchida a causa – dicono loro – dello stop per il progetto della cittadella dello sport. Da allora, Antonini, è diventato il nuovo mattatore della 'sindrome da blitz'. Come Manuguerra, anche lui fonda il suo attivismo su un piccolo archivio di conversazioni registrate questi anni. Anche lui, come il mago, non ne fa alcun mistero. Anzi, pare inviti i suoi interlocutori a parlarne in giro. L'obbiettivo, dice, è innescare il clima di terrore. Alcuni giurano di averne ascoltate diverse, comodamente seduti al tavolo di un bar. Ma da qualche settimana, ha affinato la sua tecnica con delle dirette video fluviali sui social. Dettagli e parole chiave, disseminate in sproloqui e attacchi sgarbati. Poi è saltata fuori la telefonata registrata con l'assessore Lele Barbara, condivisa durante una diretta social, la sera del 2 settembre. Che al termine della diretta social di Antonini, ne ha avviata una tutta sua, per annunciare le dimissioni. Un piccolo golpe mediatico, alle undici di sera, che ha svegliato i trapanesi, pronti per andare a dormire. Tanto da accorgersi, che l'intera operazione è stata una messinscena.
Negli ultimi mesi Lele Barbara è stato il protagonista della 'sindrome da blitz'. Girava voce di conversazioni – queste autentiche – in cui l'assessore si era lasciato andare in racconti indicibili. Confidenze fatte ad Antonini, su vicende private di amministratori locali, che spiegherebbero incarichi e affidamenti nella pubblica amministrazione. “Barbara è spalle al muro”, dicevano nei bar. Poi, la sera del 2 settembre, Barbara si è dimesso in diretta social. Ma a Trapani, almeno dal weekend precedente (29 agosto) tutti sapevano che sarebbe andata così. All'indomani, invece, l'argomento da bar è diventata la permanenza di Barbara a Palazzo D'Alì, dove sarebbe rimasto fino all'alba. In questo caso la 'sindrome da blitz' si basa su un ipotesi, pronunciata con tono interrogativo. “Che cosa è rimasto a fare li dentro per tutte queste ore?”, “Dicono, che aveva tutte le password dei computer”. Cosa sia accaduto e quanto sia importante, chi lo sa. Ma da quel momento Antonini ha rintuzzato con i suoi monologhi. Adesso, documenti alla mano. Gli ultimi strali riguardano le società partecipate del comune di Trapani. Anche stavolta, Tranchida ha risposto con una conferenza stampa. Nuovi argomenti e vecchi metodi. Per una città ormai stanca e disinteressata a queste beghe di condominio. Che brama una guarigione dalla 'sindrome da blitz'.
Marco Bova
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