Processo Tumbarello, niente sentenza neppure oggi. Si torna in aula il 10 dicembre
Ancora un rinvio nel processo a carico del dottor Alfonso Tumbarello, l’ex medico di base di Campobello di Mazara accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e falso ideologico per aver redatto certificati medici intestati ad Andrea Bonafede, l’identità di copertura utilizzata dal boss Matteo Messina Denaro durante la latitanza.
Dopo una lunga giornata d’udienza al Tribunale di Marsala, segnata dagli interventi del pubblico ministero Pietro De Leo, dei legali di parte civile e degli avvocati della difesa Sbacchi e Pantaleo, i giudici hanno deciso di rinviare al 10 dicembre per le eventuali repliche e la lettura della sentenza.
Il caso e le udienze precedenti
Nel corso dell’ultima udienza del 1° ottobre erano stati ascoltati i periti nominati dal tribunale, tra cui l’ingegnere informatico Andrea Chiaiso e il medico legale Francesco Ventura, incaricati di chiarire alcuni punti tecnici sui certificati trovati nel computer di Tumbarello.
In particolare, un certificato di “sana e robusta costituzione” datato 7 luglio 2021, attribuito formalmente ad Andrea Bonafede, sarebbe stato redatto al computer del medico per consentire l’accesso a impianti sportivi. Tuttavia, i periti hanno spiegato che non è possibile verificare se il documento sia stato effettivamente stampato, poiché il software in uso non memorizza tale operazione.
Un secondo certificato, relativo invece a un accesso in ospedale, è risultato “generato da un file Word preesistente”, dunque non redatto ex novo.
Ventura, direttore dell’ufficio di medicina legale di Genova, ha inoltre chiarito che un certificato di sana e robusta costituzione non può essere rilasciato a una persona affetta da tumore, circostanza che, se confermata, renderebbe il documento falso sotto il profilo sanitario.
Le accuse
Secondo l’accusa, Tumbarello avrebbe fornito a Messina Denaro assistenza sanitaria e documentazione medica utili a mantenere la sua copertura da paziente “Bonafede” fino all’arresto del boss, nel gennaio 2023.
L’ex medico ha sempre respinto ogni addebito, sostenendo di aver agito in buona fede e senza sapere che dietro l’identità del suo paziente si nascondesse il latitante più ricercato d’Italia.
La sentenza è attesa, salvo ulteriori rinvii, il prossimo 10 dicembre.
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