Marsala, l'archeologa Portale:"Parco e Plateia Aelia non sono un ostacolo da attraversare"
Da mesi a Marsala si discute della riapertura della Plateia Aelia, l’antica strada che attraversa il cuore del Parco archeologico di Lilibeo. Una petizione popolare ha acceso il dibattito politico e cittadino. A frenare l’entusiasmo era stata già nei mesi scorsi la direttrice del Parco, Anna Occhipinti, che aveva definito l’ipotesi «una scorciatoia», e qui, invece, un articolo del nostro Giuseppe Prode.
Nelle scorse settimane è intervenuta anche la professoressa Elisa Chiara Portale, docente di Archeologia classica all’Università di Palermo e componente del Comitato tecnico-scientifico del Parco, che ha inviato una lettera all’assessore regionale ai Beni culturali Paolo Scarpinato, al direttore generale Mario La Rocca e alla direzione del Parco. Nell’intervista che ci ha rilasciato, Portale chiarisce i motivi per cui considera impropria la richiesta di riaprire la Plateia Aelia.
"Non si può pensare che un Parco sia un ostacolo da attraverare"
«Quello che ho scritto nella mia lettera è molto semplice: un parco archeologico non è una scorciatoia. Non è un ostacolo che si attraversa per arrivare al lungomare. A Marsala ci sono altri percorsi, non è un giro così lungo», così ci dice la prof. Portale.
"La tutela non è un impedimento: e ciò che ci ha salvato"
«Il Parco archeologico di Lilibeo oggi esiste ed è integro perché è stato tutelato. Se non ci fosse stata la protezione negli anni - continua la Portale -, al posto dei resti archeologici ci sarebbero i palazzi. Spesso la tutela viene vista come un limite, ma in realtà è ciò che ci ha permesso di avere questo patrimonio, che deve essere motivo di orgoglio per la città».
"Il cuore del Parco non può diventare un passaggio libero"
«La Plateia Aelia è il cuore del Parco. Dire che da lì si deve poter passare liberamente significherebbe minare l’esistenza stessa del Parco - afferma la prof. Portale - Non possiamo tornare indietro. Un parco archeologico va fruito secondo regole precise: dall’ingresso principale, pagando un biglietto, rispettando la dignità dei monumenti».
"Non è arroganza degli archeologi: è un obbligo costituizionale e i marsalesi dovrebbero sentirlo come un bene comune"
«Ho letto commenti che parlano di arroganza da parte degli archeologi. È un’idea sbagliata: non si tratta di un capriccio. La Costituzione italiana impone la tutela del patrimonio culturale. I resti archeologici sono fragili e vincolati dalla legge: proteggerli non è un sopruso, ma un dovere. Sarebbe bellissimo che i cittadini di Marsala vivessero il Parco come uno spazio proprio, andando a passeggiare, portando altri a visitarlo, ma sempre rispettandolo come luogo di primaria valenza culturale. Sentirlo “proprio” non significa poter entrare e uscire a piacimento». Così conclude la prof. Portale: «Il patrimonio archeologico richiede manutenzione continua e costosa. Il nostro obiettivo dev’essere quello di migliorare e valorizzare il Parco, trovando fondi e canali di finanziamento. Non scorciatoie, ma sostegno, cura e rispetto: solo così potremo lasciare alle future generazioni un bene prezioso».
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