Sicilia, doppio naufragio: almeno 20 morti, tra cui una neonata
Tragedia del mare in Sicilia. Mercoledì 13 agosto, a circa dieci miglia dalle coste di Lampedusa, due imbarcazioni cariche di migranti si sono ribaltate durante la traversata dalla Libia. Il bilancio provvisorio è di almeno 20 vittime, tra cui una neonata e altri tre adolescenti. Decine di persone risultano ancora disperse e le ricerche sono tuttora in corso.
La dinamica della tragedia
Secondo le testimonianze dei circa sessanta sopravvissuti, i due barconi erano partiti da Zawiya, in Libia. Durante il viaggio, una delle imbarcazioni ha iniziato a imbarcare acqua fino a capovolgersi. Alcuni naufraghi hanno tentato di salire sull’altro mezzo, che però, sovraccarico, si è ribaltato a sua volta.
Questa mattina, intorno alle 11.30, un elicottero della Guardia di Finanza ha individuato il secondo barcone già capovolto. Quattro sopravvissuti sono stati portati a Lampedusa e trasferiti al Poliambulatorio per ricevere cure.
“Una madre potrebbe aver perso la figlia di circa un anno e mezzo. È intollerabile la conta senza fine di bambini morti nel tentativo di raggiungere l’Europa”, denuncia in una nota Save the Children, presente a Lampedusa per assistere i superstiti.
L’area di soccorso e le responsabilità
Il naufragio, pur avvenuto in acque internazionali, si sarebbe verificato all’interno della zona SAR italiana, dove il nostro Paese ha il dovere di coordinare i soccorsi e assicurare un porto sicuro ai naufraghi.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha commentato:
“L’ennesima tragedia nel Mediterraneo centrale ci addolora e conferma l’urgenza di prevenire i viaggi in mare sin dai Paesi di partenza e combattere senza tregua il traffico di esseri umani”.
Le critiche delle Ong e dell’opposizione
Per il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, le responsabilità sono politiche:
“Il governo Meloni, con leggi ingiuste e disumane, ostacola le operazioni di ricerca e soccorso in mare, sequestra le navi e persino gli aerei delle Ong, impedendo a chi salva vite di intervenire tempestivamente. Serve abrogare subito queste norme”.
Parole dure anche dalla coordinatrice di Mediterranean Hope, Marta Bernardini:
“Queste sono morti annunciate. La colpa non può essere imputata a chi decide di partire, ma è una precisa responsabilità politica del governo e dell’Europa, che preferiscono nascondere ciò che accade o spostare il problema”.
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