Trapani, “fibrillazione” al Pronto Soccorso. Il racconto: "Umiliato e ignorato"
Un penoso calvario, tra supponenza, ritardi e mancanza di empatia. È il racconto amaro di un turista che ha dovuto ricorrere al Pronto Soccorso dell’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani per una fibrillazione atriale parossistica. Un episodio che – come scrive lui stesso – si è trasformato in un’esperienza di frustrazione e paura, fino al sollievo dell’intervento dei cardiologi, «competenti, umili e professionali».
Il lettore, settantenne, già sottoposto in passato a monitoraggi medici per la sua carriera dirigenziale, si era rivolto al Pronto Soccorso per un malore improvviso. L’accoglienza iniziale – racconta – è stata cordiale: un infermiere gli ha prontamente eseguito l’elettrocardiogramma, rilevando l’aritmia. Ma da quel momento, secondo quanto riportato nella sua testimonianza, sarebbe iniziato un lento declino nella qualità dell’assistenza.
La dottoressa in turno – precisa il turista – non era una cardiologa. Con un atteggiamento definito “saccente e indifferente”, gli avrebbe comunicato che si trattava di una condizione cronica, non urgente, e quindi non meritevole di un accesso in Cardiologia. Il paziente, invece, sapeva che la fibrillazione era parossistica ed era insorta da 27 ore, situazione che può configurare un'urgenza clinica. Ma ogni tentativo di spiegazione, racconta, sarebbe stato accolto con sufficienza.
Da lì in poi, l’attesa in sala, il battito cardiaco in aumento, e la sensazione crescente di essere “sopraffatto”. Il lettore descrive anche un episodio spiacevole con un altro infermiere, definito “nerboruto e minaccioso”, e il ricorso – paradossale – a una psicologa, come se le sue reazioni fossero frutto di agitazione immotivata, più che di reale sofferenza fisica.
Dopo ore di attesa e solo grazie all’intervento del primario, sarebbe stato finalmente trasferito in Cardiologia. Ma anche in quel momento, denuncia, gli è stata proposta una sedia a rotelle sporca, rifiutata fino a pulizia avvenuta. Il cambio di reparto ha segnato anche un cambio di clima: “Altra aria. Personale cordiale, professionale, ambiente pulito e ordinato. In tempi ragionevoli, sono stato trattato e stabilizzato”, scrive.
Infine, il ritorno in Pronto Soccorso per le pratiche di dimissione ha restituito un quadro più umano, con personale nuovo e gentile.
La riflessione finale è amara: “La competenza si sposa con l’umiltà, l’incompetenza con l’arroganza. Il problema non sono solo le strutture, ma l’umanità e la consapevolezza di chi ci lavora”
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