Dalla Regione Sicilia niente fondi al film sui poliziotti uccisi dalla mafia
Il regista Pasquale Scimeca denuncia l’esclusione dai fondi regionali per il suo film su Calogero Zucchetto, il poliziotto ucciso dalla mafia a Palermo nel 1982. E lo fa con una lettera aperta indirizzata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “Perché lo Stato non vuole ricordare questi servitori fedeli? La lotta a Cosa nostra non ha colore politico”.
Scimeca denuncia la decisione dell’Assessorato regionale alla Cultura, che – secondo quanto scrive – avrebbe negato i fondi con un pretesto. «La lotta alla mafia – afferma – non è (o non dovrebbe essere) né di destra né di sinistra, ma un dovere morale di tutti: politici, intellettuali e semplici cittadini. Allora perché un assessore a lei vicino ha negato il finanziamento a un film sui giovani poliziotti barbaramente assassinati dalla mafia?».
La storia di Zucchetto
Originario di Sutera, in provincia di Caltanissetta, Calogero Zucchetto era parte della squadra investigativa della Mobile di Palermo, accanto a figure come Beppe Montana e Ninni Cassarà, anch’essi uccisi dalla mafia, così come il collega Natale Mondo. In quegli anni drammatici, un gruppo ristretto di investigatori lavorava, spesso isolato e senza protezioni, per dare la caccia ai latitanti più pericolosi di Cosa nostra.
«Non erano pericolosi estremisti – scrive ancora Scimeca – ma fedeli servitori dello Stato, morti ammazzati mentre facevano il loro dovere. Non vanno solo ricordati nelle cerimonie sempre più stanche di inutile retorica, ma meritano di tornare a vivere attraverso l’arte. Un film può restituirli ai ragazzi e alle ragazze di oggi, perché possano conoscerli, riconoscersi nei loro valori e impegnarsi nella lotta alle mafie e alla corruzione».
Il senso della memoria
Il regista siciliano, autore di opere civili come Placido Rizzotto, sottolinea la portata educativa e culturale del progetto cinematografico, che intende raccontare non solo un pezzo di storia siciliana, ma l’umanità e il coraggio di chi ha scelto di servire lo Stato con lealtà e sacrificio. «Perché – si chiede – questi giovani poliziotti fanno ancora così tanta paura? Perché non volete che la loro vita venga fatta rivivere in un film?».
Scimeca conclude la sua lettera con un appello alle istituzioni: «Quanto valgono, per lo Stato che Lei rappresenta, le vite di questi servitori fedeli e silenziosi, che hanno pagato con il sangue il loro impegno contro la mafia?».
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