L'invisibile predatore allo Stagnone di Marsala
Tik Tok, Instagram, Facebook sono piattaforme dove gira di tutto, anche i magici momenti allo Stagnone all’imbrunire che ormai sono diventati evento.
Eppure tra le mille e mille immagini quella che mi ha colpito è di un video godereccio di uno dei localini “prefabbricati” che punteggiano ormai tutta la costa della pre-riserva. Buona musica e bella gente che si rilassava all’imbrunire. Non ci avevo fatto caso in un primo momento ma in quelle immagini quella gente si muoveva divertita mentre un “immobile PREDATOR” faceva capolino sull’ennesimo panorama mozzafiato e vespertino. Era il Pennisetum cetaceum ! Ma chi è questo alineno? E’ una graminacea originaria delle regioni tropicali e subtropicali dell’Africa e dell’Asia importata in Europa per il foraggio ma diffusasi pericolosamente a causa della elevata rusticità e vitalità che si sovrappone alle graminacee endemiche della pre-riserva distruggendole. Ormai l’ha invasa.
Eppure se si fa un giro su internet sul Pennisetum girano belle favole di giardinaggio che spingono ad usarla, ed in effetti è sempre di più nel repertorio dei vivaisti. Si legge: “conosciuto anche come "erba delle fontane", è una graminacea ornamentale perenne famosa per il suo portamento elegante e le sue infiorescenze morbide e arcuate. Questa pianta è ideale per aggiungere movimento e leggerezza a giardini mediterranei (???) , bordure miste e composizioni paesaggistiche. La sua capacità di crescere in condizioni difficili e la sua bellezza lo rendono un elemento imprescindibile per giardini a bassa manutenzione.” Quindi tutto è possibile in questa vaga e popolare idea di mediterraneità e senza paesaggisti è più facile e meno costoso!
A questo punto mi sono messo a riflettere sulle ultime “battaglie” per l’auspicata tutela della pre - riserva, della riserva e sulla candidatura UNESCO di “questa mediterraneità”, che oscillano tra atteggiamenti puristi di naturalità delle Associazioni e di “buon senso anche economico” dell’imprenditoria privata tutta e che spesso entrano in conflitto senza alla fine smuovere alcunché sulla gestione del sito. Diatribe sull’opportunità di mantenere il KateSurf e sulla galassia di centri di rimessaggio che radono la vegetazione autoctona e chioschi stagionali (alcuni ben fatti per verità con spalliere di Vitis vinifera ma altri con i terribili Kokos plumosa), mentre “invisibile” e indisturbato Pennisetum setaceum si diffonde indisturbato ad alterare e far soccombere la vegetazione autoctona. Va bhè! Forse dovremmo essere più alla Woody Allen nel film Whatever Works ( “BASTA CHE FUNZIONI”) e convincerci di vivere la pre-riserva come uno Stagnone "DisneyLand" si può, oppure No?
Pietro Pedone paesaggista e Phd
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