Il primo safari fotografico a Capo Feto
Comitive di visitatori organizzano spesso passeggiate ecologiche nell’Oasi di Protezione e Rifugio della Fauna di Capo Feto. Le passeggiate però, oltre a disturbare la fauna, gli uccelli in particolare chemanifestano timore dell’uomo, specialmente quando procede in posizione eretta e allo scoperto, non consentono di potere osservare l’intera zona umida durante la visita di una mattinata.
Sulla scorta dei noti safari africani è stato deciso, quindi, di sfruttare l’automobile per potere percorrere e visitare, nel corso di soste mirate, l’intera area. Apriti cielo, c’è stato l’incompetente, ma anche l’ambientalista più o meno improvvisato, che ha trovato da dire. Non è una giustificazione, ma è bene che si sappia che l’ “automobile è un eccellente capanno semovente dal quale molti fotografi naturalisti hanno realizzato buona parte
delle loro foto migliori. L’automobile offre infatti una serie nutrita di vantaggi, il principale dei quali è che gli uccelli sono abituati a vederla senza esserne spaventati, essendo questa per loro generalmente innocua ……”.
Certo se a cercare di fare capire tutto ciò fossero solo gli organizzatori dei safari, nel profano
potrebbe ingenerare qualche dubbio, ma se ad averlo lascito scritto, in “Fotografare gli Uccelli” (Editoriale Olimpia, 1980) è l’indimenticabile Alberto Chelini, allora non dovrebbero permanere dubbi od anche strumentalizzazioni. Alberto Chelini, indimenticabile per chi scrive, prematuramente deceduto (24/12/1982), è stato, infatti, tra i più noti naturalisti italiani moderni, funzionario del Ministero ex Agricoltura e Foreste, rappresentante italiano presso l’Ufficio per le ricerche sugli uccelli acquatici (IWRB), “responsabile della più famosa delle Oasi italiane: l’Oasi di Bolgheri”. Certo condurre una carovana di automobili in un biotopo come Capo Feto non è consigliabile, ma la cosa cambia aspetto se a guidare la carovana è un esperto che ha il solo ed unico scopo di fare conoscere la palude per quella che è e non per quello che è considerata: area lasciata alla “libera fruizione”, nonostante sia Parco naturale dal 1977, Oasi, ZSC, ZPS e Zona Ramsar. Tra il 2001 e il 2004, a conclusione del progetto Life Natura di riqualificazione ambientale, l’ing. Edoardo Politano e Fabio Perco (altro grande naturalista, triestino, prematuramente deceduto), avevano previsto di richiedere altri fondi europei per ripristinare la storica “Casa dell’Acqua” (edificio della bonifica) e farne un centro di accoglienza e di sosta per i visitatori; per acquistare un furgone vetrinato a trazione elettrica, in modo da potere condurre e fare conoscere agli ospiti, a turno, l’area naturale protetta.
Andato via l’ing. Politano, purtroppo, è andato tutto perso. Il safari, comunque, ha dato la possibilità, percorrendo l’apposito sentiero, di scoprire Capo Feto da est ad ovest, di fotografare, dalle automobili, i cavalieri d’Italia intenti nella cova, senza arrecare disturbo. Unico neo l’inciviltà della gente che frequenta la spiaggia e demolisce con i cosiddetti quad (veicoli a quattro ruote) e a breve con le automobili la vegetazione dell’arenile, invidiabile dato che non è più reperibile in altri posti della Sicilia sud-occidentale. E dire che la Capitaneria di Porto, con Ordinanza 0000014 del 30/4/2025, ha proibito ai fruitori degli arenili: “il transito e la sosta di veicoli di qualsiasi genere, ad eccezione di quelli di soccorso”.
Naturalista Enzo Sciabica
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