Sentenza storica: le case abusive in riva al mare in Sicilia non possono essere sanate
Le case abusive in riva al mare in Sicilia non possono essere sanate. Una battaglia lunga decenni contro l'abusivismo edilizio su una costa violentata dal cemento selvaggio ha ottenuto un pronunciamento storico: la Corte Costituzionale ha ribadito il divieto assoluto di costruzione entro 150 metri dalla battigia, sancito dalla legge regionale siciliana del 1976.
Con la sentenza n. 72/2025, depositata il 23 maggio, la Consulta ha respinto tutte le questioni di legittimità sollevate dal Consiglio di giustizia amministrativa (Cgars), confermando che tale divieto si applica anche ai privati e che nessuna sanatoria può legittimare edifici costruiti illegalmente su quella fascia costiera.
Il caso riguarda in particolare le richieste di condono edilizio relative a costruzioni abusive realizzate tra il 1976 e il 1983, tutte entro i 150 metri dal mare, e per le quali diversi comuni siciliani avevano emesso ordinanze di demolizione. Il pronunciamento blocca, di fatto, qualsiasi tentativo di riaprire la porta alle sanatorie edilizie su immobili costruiti in violazione di una norma che — come ricorda Legambiente — è in vigore da quasi cinquant’anni.
Legambiente: "Una grande vittoria per l’ambiente e la legalità"
Esultano gli ambientalisti. «Si tratta di una grande vittoria per la legalità e per l'ambiente», dichiara Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia. «Finalmente si mette la parola fine alle continue forzature che hanno cercato di aggirare una norma sacrosanta. Ora si proceda rapidamente alla demolizione degli immobili ancora presenti in fascia di inedificabilità assoluta».
In Sicilia si contano circa 200 mila case abusive realizzate sul mare, soprattutto tra le province di Palermo e Agrigento. Tentativi di introdurre nuove sanatorie sono stati più volte avanzati, l’ultimo dei quali proprio da Fratelli d’Italia all’Assemblea regionale siciliana, con un emendamento che avrebbe consentito di “salvare” centinaia di immobili costruiti tra il 1976 e il 1985. Una proposta che ha scatenato polemiche anche all’interno della stessa maggioranza di centrodestra e sollevato la protesta di numerosi sindaci.
Ciminnisi (M5S): “Bocciata la politica delle sanatorie del governo regionale”
La deputata regionale del M5S Cristina Ciminnisi commenta così la sentenza: «Bocciata ancora dalla Consulta la politica dei condoni del governo regionale. Serve un cambio di rotta. Non si può continuare a promettere scorciatoie incostituzionali. Occorre invece rafforzare i controlli, finanziare il fondo per le demolizioni e semplificare l’applicazione degli strumenti di pianificazione territoriale previsti dalla legge 19/2020».
La sentenza della Corte Costituzionale riafferma, una volta per tutte, la centralità della tutela ambientale e della legalità in una regione che, per troppo tempo, ha visto proliferare l’abusivismo edilizio. Ora la sfida passa all’attuazione: demolire ciò che è stato costruito illegalmente, restituire le coste alla collettività e garantire che il diritto non venga più piegato a interessi elettorali o speculativi.
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