Tranchida all’attacco di Antonini: “Trapani non si fa mascariare”
Il sindaco di Trapani rompe il silenzio e risponde duramente alle esternazioni del patron di calcio e basket. L’affondo è pesante, e sa di resa dei conti.
Dopo tanti silenzi, pazienza istituzionale e – pare – anche un tentativo di spiegazione linguistica sul significato del verbo “mascariare”, il sindaco di Trapani Giacomo Tranchida ha deciso che era arrivato il momento di passare al contrattacco. E lo fa con una dichiarazione che più che una nota stampa somiglia a un arringato comizio scritto, una tirata epico-dialettica contro il “novello censore” Valerio Antonini, imprenditore romano ormai onnipresente nel dibattito pubblico cittadino, oltre che proprietario delle due principali società sportive trapanesi e della locale emittente Telesud.
“Trapani non smetterà di credere nel proprio futuro”, è il titolo – ma suona anche come monito – scelto da Tranchida. Il bersaglio è chiaro: Antonini, colpevole, secondo il sindaco, di “esternazioni temerarie”, offese gratuite ai cittadini, giudizi eleganti quanto un pugno in faccia, e minacce (più o meno velate) di abbandonare la città.
“Fino ad oggi ho taciuto”, scrive Tranchida, “ma credo che la misura sia colma”. E giù, come una sassaiola: Trapani esiste “da prima del 1200 a.C.”, ben prima del debutto pubblico del magnate, e “continuerà ad esistere e proliferare a prescindere da Antonini e dai suoi preziosi e non richiesti consigli”. Con tanto di riferimento a Virgilio – “che parlava di Trapani nell’Eneide”.
“U rispettu è misuratu”
Nel cuore del comunicato, Tranchida piazza un detto popolare: “U rispettu è misuratu, cu lu porta l’havi purtatu”. Tradotto per i non siciliani: il rispetto si dà a chi lo merita. E qui il sindaco invita l’imprenditore a cominciare lui stesso a portarne, verso cittadini e istituzioni. Poi il colpo più affilato: la spiegazione – già fornita in passato ad Antonini, dice – del verbo “mascariare”: “tingere col carbone, lasciare un segno indelebile, calunniare”. Una prassi, aggiunge, “molto usata nella subcultura mafiosa”.
Un’accusa gravissima? Forse. Ma Tranchida si affretta a precisare: “Avendo a che fare con una persona intelligente, e dato che sono stato io ad essere accusato da lui di ‘mascariare’, lo invito a chiarirsi e chiarire pubblicamente”. Insomma, una mossa di scacchi e comunicazione: ti ho accusato senza accusarti. Ma se ti senti accusato, chiarisci tu.
Le porte (aperte) del Comune, e la stella cometa della legalità
Non manca un passaggio, più tecnico, sulle questioni care a Antonini: impianti sportivi, investimenti, la famigerata “Cittadella dello sport”. Il Comune, afferma Tranchida, resta aperto a tutti, “piccoli e grandi imprenditori”, nel rispetto delle regole, delle competenze (statali, nel caso del demanio), e con un solo faro: la legalità.
Infine, la chiusura: il sindaco ricorda con affetto chi ha portato avanti la storia sportiva granata “con disinteresse e passione”, e lancia l’ultima frecciata all’Antonini editore: “Lei che è imprenditore della comunicazione, dovrebbe seguire la cometa della trasparenza e della correttezza dell’informazione”. Con un post scriptum degno di Omero: “Da queste parti saremo anche a sud dell’impero, ma conosciamo bene anche del leggendario cavallo di Troia”.
Il duello è aperto
Nel botta e risposta (che a questo punto appare inevitabile), Trapani fa da spettatrice e campo di battaglia. Cittadini, tifosi, lettori, elettori. Tutti convocati in questa singolare guerra di parole, minacce e citazioni classiche. E forse, come sempre, a perdere sarà solo la verità.
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