Marsala, viaggio tra le meraviglie e le ferite del Parco Archeologico di Lilibeo
Abbiamo avuto il privilegio – perché così è – di visitare il Parco Archeologico di Marsala, un gioiello incastonato a Capo Boeo che custodisce, silenzioso, le radici della nostra identità: l’antica Lilibeo. Un'esperienza che ogni marsalese dovrebbe vivere, almeno una volta.
In quei 28 ettari c’è la nostra storia, raccontata in pietra e geometrie antiche. C’è la splendida Villa Romana, con il suo straordinario sistema di pozzi, vasche e mosaici ancora miracolosamente visibili. C’è la Platia Aelia, lo spiazzo monumentale su cui si affacciano resti di antiche domus e strade millenarie. Passeggiare lì dentro non è una semplice visita: è un viaggio nel tempo. È entrare, passo dopo passo, nel cuore pulsante della nostra città, quella che c’era prima di Marsala, quella Lilibeo che fu punto nevralgico del Mediterraneo. Del Parco Archeologico di Marsala e di una sua visione diversa ne ha parlato qualche settimana fa il nostro Giuseppe Prode (qui l'articolo).
Ma questa bellezza disarmante ha delle ferite. E fanno male. Fanno male soprattutto perché evitabili.
Tra le prime cose che colpiscono – oltre alla maestosità del sito – c’è un senso di abbandono che stride con l’importanza del luogo. Alcuni scorci sembrano chiedere aiuto, e la sensazione è che questo patrimonio, invece di essere protetto, venga lasciato a se stesso.
Ad esempio, la grande copertura in cemento armato (come è stato possibile solo pensarla) realizzata decenni fa sopra la villa romana – con travi e pilastri – oggi mostra segni di cedimento: in diversi punti si notano sfaldamenti, ferro a vista, e calcinacci in bilico sopra i mosaici. Una struttura che doveva preservare rischia ora di danneggiare.

Totem informativi arrugginiti, alcuni poco leggibili, o addirittura privi del pannello descrittivo: al posto di raccontare il luogo, creano confusione. Il turista si ferma per capire dove si trova, ma non trova alcuna informazione. Un’occasione mancata di educazione e coinvolgimento culturale.
Le fontanelle, ne abbiamo viste due, sono arrugginite, divelte, e – soprattutto – senz'acqua. Imbarazzante il disagio di una coppia di turisti francesi che cercavano un punto dove dissetarsi, increduli nel constatare che in un parco pubblico non fosse possibile farlo.
E infine, la manutenzione generale: assente o trascurata. Nessun cestino lungo i viali per piccoli rifiuti, erba alta in alcuni punti, percorsi poco segnalati. Il parco di Lilibeo non è solo un sito archeologico. È un luogo identitario, una risorsa per il turismo culturale, un’opportunità per raccontare Marsala al mondo non solo per il vino o il mare, ma per la sua storia millenaria.

Vanno benissimo i convegni e gli eventi per valorizzarlo, ma occorre anche una attenzione e manutenzione costante, un impegno concreto da parte delle istituzioni, della Regione in questo caso, ma anche una presa di coscienza collettiva. Noi cittadini per primi dobbiamo riscoprire e pretendere la tutela di questo nostro tesoro.
Il Parco Archeologico di Lilibeo merita rispetto. Merita cure. Merita di essere vissuto e non dimenticato. Perché la storia che non si custodisce è una storia che si perde.
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