Ex Province, da Roma un altro stop alle elezioni dirette
Altro no, che arriva da Roma, per l’elezione diretta delle province in Sicilia.
A renderlo noto è Anthony Barbagallo, segretario regionale del Partito Democratico: “L’eterno gioco dell’oca sull’elezione diretta per le province in Sicilia.La commissione Bilancio della Camera ha dichiarato inammissibili gli emendamenti dei parlamentari siciliani di centrodestra al decreto ‘Emergenze’ con cui si chiedeva la reintroduzione dell’elezione diretta per le province in Sicilia”.
L’emendamento per l’elezione diretta di presidente e consiglieri provinciali, perfezionato d’intesa con il governatore Renato Schifani, è stato stoppato a Roma. Le nove province siciliane dovranno andare al voto con elezioni di secondo livello. Anche i sindaci adesso chiedono un intervento affinché gli enti intermedi cessino l’era dei commissariamenti.
Anthony Barbagallo, che è pure deputato alla Camera, sul punto ha aggiunto: “Questo è un gioco sfiancante sulla pelle dei siciliani, una vera presa in giro. Il centrodestra continua a promettere l’elezione diretta ma poi lo stesso centrodestra a Roma, prima impugna il testo davanti la Corte Costituzionale e poi, tramite la presidenza della commissione Bilancio alla Camera, dichiara inammissibili gli emendamenti. Nelle città metropolitane e nei liberi consorzi, infatti, a causa di questo balletto ridicolo, ogni giorno che passa si determina sempre di più una serie innumerevoli di disastri, sia dal punto di vista economico finanziario sia dal punto di vista gestionale. Ora basta, Schifani – conclude – ne prenda atto e indica immediatamente le elezioni di secondo grado”.
I firmatari e il testo
La proposta modificativa, contenuta nel “decreto emergenze”, è stata dunque dichiarata inammissibile.
I proponenti dell’emendamento sono: Anastasio Carrà, Valeria Sudano, Nino Minardo (Lega); Lorenzo Cesa (UdC); Tommaso Calderone, Roberto Pella (Forza Italia); Francesco Gallo (Sud chiama Nord); Saverio Romano (Noi Moderati), Carolina Varchi (Fratelli d’Italia), che hanno già manifestato la volontà di presentare un ricorso interno.
Si vuole modificare parte dell’articolo 7 del decreto emergenze. Nel testo si legge: “Al fine di assicurare, mediante un efficace coordinamento tra i diversi livelli di governo, una migliore gestione delle emergenze presenti nella Regione Siciliana, con particolare riguardo al fenomeno della scarsità idrica la Regione siciliana può, secondo quanto previsto dal proprio statuto di autonomia, con propria legge regionale, dettare disposizioni in materia di organizzazione, funzionamento e sistema elettorale degli enti di area vasta, anche prevedendo l’elezione diretta degli organi di vertice dei suddetti enti, senza oneri per il bilancio dello Stato”.
Cosa accade adesso
I proposti dell’emendamento hanno intenzione di fare ricorso, questo significa che se verrà accolto il testo proseguirà il suo iter. Il tempo non depone a favore dell’elezione diretta, tutto dovrebbe essere approvato entro massimo 30 giorni, quindi indizione dei comizi ed elezioni in primavera. I deputati però si stanno già organizzando per le elezioni di secondo livello, ben capendo che non ci sono né tempi né volontà per tornare alle elezioni dirette.
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