Vide morire suo padre: oggi la trapanese Angela Grignano è "l'angelo custode" del figlio
"Angela, ma quindi tu sei l'ultima ad aver visto vivo il mio papà?". Una domanda che spezza il cuore, quella che il piccolo Kélyan, 8 anni, ha rivolto ad Angela Grignano durante una cena a Disneyland. Angela, la ballerina trapanese gravemente ferita nell'esplosione di Rue de Trévise a Parigi il 12 gennaio 2019 esattamente 6 anni fa, è legata a Kélyan da un filo invisibile, un destino comune che li ha uniti nel dolore e nella speranza.
Kélyan è il figlio di uno dei due pompieri morti dopo l’esplosione causata da una fuga di gas e che sono stati ricordati nella cerimonia di ieri, a Parigi, alla presenza anche di Angela Grignano. Lei li ha visti per l’ultima volta, prima di essere inghiottiti dall'esplosione. E quel ricordo la tormenta ancora oggi. "L'immagine di quei due pompieri, con i quali avevo scambiato poche parole prima di vederli morire, è impressa nella mia mente", racconta Angela con la voce rotta dall'emozione.
La sera prima della tragedia, Angela aveva scattato una foto alle sue gambe, una con un calzino bianco e l'altra con uno nero. "Un segno del destino - dice oggi - come se le mie gambe, fino a poche ore prima uguali, stessero per dividersi per sempre". E così è stato: una gamba gravemente ferita, dieci operazioni, e la drammatica consapevolezza di non poter più danzare. "Non ballerò più - dice Angela con voce rotta dall'emozione – Dopo 10 operazioni per ricostruire la gamba sinistra, il mio piede rimarrà bloccato per sempre. Anche se riuscissi a camminare, non potrei mai più sopportare lo sforzo della danza".
Ma la vita di Angela è andata avanti, segnata dal dolore ma anche dalla voglia di vivere, di dare un senso a quella tragedia. Nel 2020, ha scoperto l'esistenza di Océane, la compagna del pompiere scomparso, e ha sentito il bisogno di conoscerla, di condividere il suo dolore e di prendersi cura di Kélyan, come una "famiglia allargata" unita da un tragico destino.
"Non posso ridare a Kélyan il suo papà - dice Angela - ma posso dargli amore, fargli sentire che non è solo". E così, tra Angela, Océane e Kélyan è nato un legame speciale, fatto di affetto e di condivisione. Insieme hanno trascorso il Capodanno, e insieme sono andati a Disneyland, dove Kélyan ha rivolto ad Angela quella domanda così diretta e disarmante.
"Sì Kélyan, io ero là", ha risposto Angela, guardandolo negli occhi. "Allora per me sei tanto fortunata", ha replicato il bambino, con la spontaneità e l'innocenza della sua età. Un'affermazione che ha toccato il cuore di Angela, ricordandole quanto sia preziosa la vita, e quanto sia importante continuare a lottare, per sé e per chi non c'è più.
Angela Grignano, con la sua forza d'animo e la sua generosità, è un esempio di resilienza e di speranza. La sua storia, intrecciata a quella di Kélyan e Océane, ci ricorda che anche dalle tragedie più grandi può nascere un nuovo inizio, un legame che va oltre il dolore e la morte, un legame fatto di amore e di solidarietà.

La battaglia di Angela, però, non si ferma qui. Dopo dieci interventi chirurgici, l'ultimo dei quali a novembre, è ancora in convalescenza e non sa se riuscirà a recuperare completamente la mobilità della gamba con la certezza di non poter più ballare. Un sogno infranto, un futuro incerto, e oltre al danno, anche la beffa.
Angela vive all'ottavo piano di un edificio assegnatole dal Comune di Parigi dopo l'esplosione. Ma quando l'ascensore si è guastato, rimanendo fuori uso per oltre un mese, è stata costretta a trascinarsi fino al suo appartamento senza alcun aiuto da parte dell'amministrazione. "Nessuno si è interessato a me – racconta -. Né il Comune, né l'assicurazione. Mi sono sentita abbandonata".
Nonostante ciò, Angela Grignano è in prima linea nella richiesta di giustizia per le vittime dell'esplosione. Il Comune di Parigi e una società immobiliare sono stati condannati per omicidio colposo, ma il processo per "omicidi e lesioni involontarie" e "distruzione involontaria per effetto di un'esplosione o di un incendio" non è ancora iniziato. "Sei anni sono troppi", denuncia Angela, che chiede un'accelerazione delle procedure e un equo risarcimento per tutte le vittime. "Sei anni sono troppi - denuncia –. Noi vittime e i nostri familiari abbiamo diritto a una risposta, a una giustizia che tarda ad arrivare".
Grazie alla sua insistenza, alla commemorazione erano presenti anche la console spagnola (una delle quattro vittime era iberica) e la console italiana a Parigi, Emanuela Gregori. Un segno di attenzione e di vicinanza alle vittime di questa tragedia che ha colpito persone di diverse nazionalità, lasciando un segno profondo nella memoria della città.
Quattro morti e cinquecento feriti: un bilancio pesantissimo che chiede ancora verità e giustizia. Angela Grignano, con la sua forza e la sua determinazione, continua a lottare perché la sua storia, e quella delle altre vittime, non venga dimenticata.

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