Omicidio di Maria Amatuzzo, fissato l'appello
E’ stata fissata per il 27 febbraio la prima udienza del processo d’appello, a Palermo, per l’omicidio di Maria Amatuzzo, la 29enne uccisa a coltellate, alla vigilia del Natale 2022, all’interno dell’abitazione di Marinella di Selinunte che fino a poco tempo prima aveva condiviso con il marito, Ernesto Favara, 65 anni, ex pescatore castelvetranese. Per questo omicidio, lo scorso 22 luglio, il Favara è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’assise di Trapani.
A presentare appello contro la sentenza è stata l’avvocatessa Margherita Barraco, difensore dell’imputato. La Corte d’assise di Trapani esclusa la sola aggravante dei motivi “abietti e futili”, ma confermò la premeditazione.
Il “fine pena mai” era stato invocato, lo scorso 8 luglio, al termine della sua requisitoria, dal pm della Procura di Marsala Stefania Tredici. Prima della camera di consiglio, tenne la sua arringa l’avvocato Margherita Barraco, depositando anche una memoria con la quale chiedeva (senza successo) la derubricazione in omicidio preterintenzionale. Una tesi alquanto improbabile, considerando il numero (ben 28) di coltellate inferte alla giovane donna. Subito dopo il delitto, Favara venne arrestato dai carabinieri, per strada, vicino casa, mentre aveva ancora in mano il coltello sporco di sangue.
Maria Amatuzzo, qualche mese prima di essere uccisa, aveva lasciato il marito (attualmente sotto processo, in Tribunale, a Marsala, anche per maltrattamenti familiari) ed era andata a vivere con un altro uomo (Liborio Cammarata). Il 24 dicembre 2022, la Amatuzzo sarebbe stata attirata con un pretesto dal Favara nell’abitazione di Marinella di Selinunte (“Vieni a prenderti il cappotto, io non sarò a casa”), ma quando entrò nel garage venne subito accoltellata. Dall’autopsia è emerso che i fendenti sarebbero stati 28, inferti in varie parti del corpo. Tra le cinque aggravanti contestate dall’accusa, anche i “futili motivi” (gelosia), la premeditazione e la crudeltà, perché dopo avere inferto colpi letali continuava ad accoltellarla. Nel processo si sono costituiti parte civile i familiari di Maria Amatuzzo, rappresentati dagli avvocati Vito Daniele Cimiotta e Francesca Di Matteo (il primo legale per il padre, Matteo Amatuzzo, la sorella Veronica e lo zio della vittima, la seconda per la madre, Loredana Maggio), e le associazioni “Demetra” e “Casa di Venere”, rappresentate dalle avvocate Marilena Messina e Roberta Anselmi.
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