Blitz antimafia a Marsala e Mazara, scena muta degli arrestati, tranne Sfraga
Hanno fatto scena muta, davanti al gip di Palermo Fabio Pilato, quasi tutti gli arrestati nell’operazione antimafia che all’alba di lunedì scorso ha scompaginato le “famiglie” di Marsala e Mazara del Vallo.
Presunti boss e gregari di Cosa Nostra si sono avvalsi, infatti, della “facoltà di non rispondere”, eccezion fatta per Massimo Antonio Sfraga. Tra gli avvocati difensori ci sono Vito Daniele Cimiotta, Diego Tranchida, Luigi Pipitone, Antonella Bonafede, Andrea Pellegrino.
In carcere sono finiti i mazaresi Pietro Burzotta, di 65 anni, Aurelio Anzelmo, di 39, Ignazio Di Vita, di 52, Alessandro Messina, di 42, fratello del presunto “reggente” della “famiglia” Dario Messina, Luigi Prenci, di 54, e i marsalesi Domenico e Pietro Centonze, cugini, rispettivamente, di 49 e 55 anni, a loro volta cugini del capomafia e killer ergastolano Natale Bonafede e nipoti dell’anziano boss Antonino Bonafede, deceduto a 85 anni nel luglio 2021. Agli arresti domiciliari, invece, sono stati posti il trapanese Giancarlo Nicolò Angileri, di 60 anni, i mazaresi Paolo Apollo, di 74, Vito Ferrantello, di 42, Giuseppe Prenci, di 27, e i marsalesi Pietro Centonze, di 74 anni, Antonino Giovanni Bilello, di 61, Michele Marino, di 64, Giovanni Piccione, di 57, Massimo Antonio Sfraga, di 46, e Gaspare Tumbarello, di 48. Obbligo di dimora presso il comune di residenza, invece, per il mazarese Lorenzo Buscaino, di 63 anni. L’operazione ha smantellato il controllo mafioso delle aree rurali del versante sud del Trapanese. E come figura chiave del mandamento mafioso di Mazara (di cui fa parte Marsala) emerge quella di Pietro Burzotta. Genero del defunto boss Vito Gondola, Burzotta avrebbe raccolto l’eredità criminale del suocero, assumendo un ruolo di primo piano nella gestione delle aree di pascolo. Burzotta è parte di una famiglia profondamente radicata in Cosa Nostra. È il fratello di Diego Santino Burzotta, noto killer mafioso condannato all’ergastolo per molteplici omicidi, e di Luca Burzotta, definitivamente condannato per associazione mafiosa. Tuttavia, Pietro Burzotta, in passato coinvolto in un processo per associazione mafiosa, è stato assolto a causa di testimonianze contraddittorie tra i collaboratori di giustizia. Nonostante ciò, le indagini più recenti lo descrivono come figura attiva e influente nel mandamento mazarese. Dopo la morte di Vito Gondola, avvenuta nel 2017, Burzotta, insieme a Paolo Apollo, Ignazio Di Vita e Aurelio Anzelmo, avrebbe preso in mano la gestione delle terre di pascolo nella zona di Mazara. Il sistema mafioso, ereditato da Gondola, si basa su un rigido controllo delle aree rurali, con intimidazioni e minacce volte a escludere proprietari legittimi e a favorire affiliati e complici. Nell’indagine anche un episodio di turbativa d’asta ad una vendita giudiziaria. Quella di un terreno, tra Mazara e Petrosino, della società “Orto Verde” di Giuseppe Alberto Argano s.a.s., dichiarata fallita dal Tribunale di Marsala. Secondo le indagini della Dda, il tentativo di turbativa è stato orchestrato da affiliati mafiosi, tra cui Domenico e Pietro Centonze e Michele Marino, con l’obiettivo di impedire una vendita trasparente dell’immobile e garantirne il controllo a soggetti vicini all’organizzazione. Gli indagati, avvalendosi della forza intimidatoria tipica di Cosa Nostra, avrebbero allontanato gli offerenti dalla procedura, attraverso minacce, collusioni e promesse, rendendo impossibile un regolare svolgimento dell’asta.
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