"Lo sciopero generale del 29 novembre e il silenzio inaccettabile dei media"
Venerdì 29 novembre si è tenuto lo sciopero generale proclamato dai sindacati di base, tra cui la CUB, cui hanno aderito anche CGIL e UIL. Un’iniziativa importante, che ha visto, a livello nazionale, circa 70.000 lavoratori pubblici scegliere di incrociare le braccia, rinunciando a un giorno di stipendio per protestare contro l’operato del governo. Le motivazioni erano diverse a seconda delle sigle, ma unite dall’insoddisfazione verso le politiche attuali.
Questi 70.000 lavoratori rappresentano il 5,6% del totale dei dipendenti pubblici. Un numero che, seppur limitato, merita rispetto: in un contesto di bassi salari, inflazione galoppante e un diffuso individualismo, aderire a uno sciopero è sempre più difficile. Eppure, questi lavoratori hanno deciso di sacrificare una giornata di paga per far sentire la loro voce, dimostrando che lo sciopero rimane uno strumento di lotta collettiva e di tutela dei diritti.
Quello che, invece, non può essere accettato è il silenzio quasi totale dei media su questa mobilitazione. Se a livello nazionale la copertura è stata già scarsa, a livello locale la situazione è stata desolante. Nella nostra provincia, ad esempio, solo un giornale online, TP24, ha menzionato lo sciopero in maniera significativa. L’edizione locale del quotidiano regionale ha relegato invece la notizia a una breve nota. Nulla da parte dell’unica emittente televisiva provinciale, delle radio locali o dei tanti altri giornali e portali online.
Sembra che il messaggio sia chiaro: il disagio dei lavoratori non merita attenzione, né approfondimenti sulle ragioni che li spingono a scioperare. Questo atteggiamento, purtroppo, alimenta la percezione che "tutto va bene", come nella famosa frase “Madama la marchesa”.
Lo sciopero è un diritto fondamentale e costituzionale, una delle poche armi che i lavoratori hanno per farsi ascoltare. Ignorarlo, minimizzarlo o silenziarlo significa negare l’importanza delle loro battaglie. Il dovere dei media, in particolare quelli locali, è raccontare la realtà, anche quando scomoda o poco spettacolare.
Non si tratta solo di dare voce ai lavoratori, ma di garantire alla cittadinanza una piena comprensione delle questioni che riguardano la collettività. In un mondo in cui il disinteresse cresce, anche a causa dell’assenza di informazione, il silenzio dei media non è solo una mancanza, ma un grave danno alla democrazia.
Sindacato Unitario di base
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