Abusi sulla figlia: confermata in appello la condanna a 11 anni per un poliziotto
I giudici della Terza Sezione della Corte d'Appello di Palermo hanno confermato la condanna a undici anni inflitta in primo grado a un poliziotto, all’epoca dei fatti in servizio presso il commissariato di pubblica sicurezza di Alcamo. L’uomo era stato arrestato nel settembre di quattro anni fa con l’accusa di violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti della figlia adottiva. La corte ha accolto la richiesta della Procura generale, mantenendo anche la condanna a quattro anni per la moglie, accusata di maltrattamenti. Gli avvocati difensori, Pietro Riggi e Mario Vitiello per il poliziotto, e Anna Maria Benenati per la moglie, hanno annunciato l’intenzione di ricorrere in Cassazione. Nelle arringhe finali, la difesa ha sostenuto che non vi sarebbero stati atti di violenza sessuale, ma, al massimo, qualche tentativo di palpeggiamento, sottolineando inoltre come la giovane non avesse mai raccontato nulla in precedenza, il che avrebbe suscitato "qualche perplessità" sull'intera vicenda.
La sentenza è stata emessa ieri pomeriggio, dopo circa un’ora di camera di consiglio. L’arresto del poliziotto nel 2020 destò scalpore, soprattutto nella città di Alcamo. Da allora, l’uomo si trova detenuto presso il carcere di Trapani, nonostante vari ricorsi presentati dai legali, ora affiancati anche dall’avvocato Pietro Riggi. La storia venne alla luce quando la figlia adottiva, ormai lontana dalla famiglia, presentò una denuncia ai carabinieri di Balestrate, che portò a un’indagine immediata conclusasi con l'arresto dell’uomo. Stando alle dichiarazioni della ragazza, gli abusi sarebbero iniziati oltre dieci anni prima, quando era ancora minorenne e aveva da poco iniziato a vivere con la famiglia adottiva.
Nel suo racconto, la giovane ha riportato anche difficoltà nei rapporti con gli altri membri della famiglia, segnalando episodi di gelosie e tensioni, in particolare con i figli biologici della coppia. Durante l’inchiesta, la ragazza ha dichiarato di aver subito palpeggiamenti e ricevuto inviti espliciti ad appartarsi per rapporti sessuali, oltre a subire volgarità verbali prolungate nel tempo. Queste accuse sono state confermate dalla giovane nel corso del processo di primo grado davanti ai giudici di Trapani.
Secondo la Procura, a corroborare l’accusa nei confronti dell’uomo sarebbero state anche alcune conversazioni esplicite su WhatsApp.
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