Meno donne nelle giunte comunali. Continuano le polemiche in Sicilia
Piovono critiche sul Ddl Enti Locali, incardinato all’ARS, che prevede di limitare al 20% la presenza femminile nelle giunte dei Comuni fino a 3.000 abitanti. Una norma che ha suscitato una forte reazione, con un'azione trasversale da destra a sinistra per chiedere maggiore rappresentanza femminile nelle giunte comunali. Anche a Trapani, dove la sola assessora donna è Rosalia d’Alì, le consigliere comunali si sono schierate contro la riduzione della quota femminile, sottolineando che non c’è bisogno di una legge per garantire una maggiore presenza di donne nelle giunte: non c’è alcuna norma che impedisca di avere giunte composte da metà donne o addirittura a prevalenza femminile.
Claudia Calò, presidente regionale di CNA Impresa Donna Sicilia, ha definito la misura "un pericoloso attacco alla democrazia". La Calò ha sottolineato come tale norma sia un passo indietro rispetto alle politiche nazionali ed europee:
"La nostra organizzazione intende opporsi a questa misura, poiché rappresenta un arretramento politico in totale contrapposizione con le politiche di inclusione. Invitiamo la Giunta regionale ad adottare azioni volte a difendere e promuovere l’ingresso delle donne in politica e nei ruoli istituzionali, anziché ridurli. Le donne hanno dimostrato di essere all’altezza delle sfide, dalla transizione energetica a quella digitale, e capaci di affrontare i temi ambientali con una visione seria e concreta."
Calò ha concluso invitando l’Assemblea Regionale Siciliana a cambiare rotta e ad ampliare le politiche di pari opportunità, auspicando che la Sicilia diventi un esempio virtuoso per l’Italia e l’Europa.
Anche la senatrice Daniela Ternullo ha espresso una posizione chiara e critica, definendo la visione patriarcale del Ddl come una resistenza obsoleta:
"È inaccettabile che, mentre in altre regioni d’Italia lo Stato legifera per garantire la rappresentanza paritaria, in Sicilia si tratti la partecipazione femminile come un ostacolo alla gestione del potere. Il Parlamento regionale rischia di diventare un simbolo di retroguardia, negando a tante donne competenti e motivate l’accesso a ruoli di governo. La Sicilia deve adeguarsi agli standard nazionali sulla parità di genere, adottando la doppia preferenza di genere e garantendo una reale equità nella composizione delle giunte."
Anche la Commissione Dirigenti Cooperatrici di Confcooperative Sicilia, attraverso la voce della presidente Tania Arena, ha contestato aspramente l'imposizione di un tetto alla presenza femminile:
"Le donne appartengono a tutti i luoghi di potere. Non devono rappresentare eccezioni o elementi di facciata, né tantomeno subire limiti alla loro partecipazione. Questo atto di discriminazione è inaccettabile. Le donne siciliane sono italiane ed europee, ed è impensabile che la Sicilia resti indietro per una volontà politica forse timorosa dell’ascesa femminile nei luoghi della politica e dell’amministrazione pubblica."
La critica trasversale alla norma evidenzia una resistenza forte contro qualsiasi passo indietro nei diritti di partecipazione delle donne alla vita politica e istituzionale, considerato un atto di maschilismo fuori dal tempo.
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