Terzo mandato, meno assessori e più responsabilità ai sindaci. La piccola rivoluzione nei Comuni
Terzo mandato per i sindaci dei piccoli Comuni e nuove regole per giunte e consigli. Stop all'aumento degli assessori, più trasparenza e nuove responsabilità per i primi cittadini.
E' la piccola rivoluzione che sta preparando il Governo, con il decreto legge (DL) per gli Enti locali, che introduce la possibilità di un terzo mandato per i sindaci di Comuni con una popolazione tra 5.000 e 15.000 abitanti. Questo provvedimento riapre la porta al terzo mandato, che era stato bloccato in primavera, e abolisce il limite massimo di due mandati per questi Comuni.
Tra le altre novità, ogni giunta dovrà rispettare una quota di genere, garantendo che almeno il 20% dei membri appartenga a ciascun genere, anche nei Comuni con una popolazione di soli 3.000 abitanti.
Il DL introduce inoltre la figura del "consigliere supplente". Il primo dei consiglieri non eletti subentrerà al collega di lista che, nominato assessore, non potrà mantenere contemporaneamente il ruolo di consigliere. Questa novità punta a eliminare i doppi ruoli, migliorando la gestione amministrativa.
Un'altra modifica riguarda l’elezione del secondo vicepresidente del Consiglio comunale, che sarà possibile solo nei Comuni con oltre 30.000 abitanti. In questi casi, la funzione di vicepresidente vicario sarà affidata al consigliere eletto che ha ottenuto il maggior numero di voti.
Il decreto si occupa anche della riforma delle regole per i revisori contabili nei Comuni. Verrà istituito un elenco regionale dei revisori qualificati, custodito presso l’Assessorato regionale all’Economia. Saranno i Comuni a emettere due avvisi pubblici: uno per il presidente del collegio e uno per i componenti. Il sorteggio per la selezione dei revisori avverrà durante una seduta pubblica del Consiglio comunale.
Il presidente della Regione, Renato Schifani, ha ottenuto un risultato significativo, riuscendo a far eliminare la norma che prevedeva l’aumento del numero degli assessori. Schifani ha ritenuto questa misura impopolare e, nonostante non comportasse un aumento dei costi, il centrodestra si è compattato contro l’aggiunta di 390 nuove poltrone. Il voto decisivo è arrivato dalla Commissione Affari Istituzionali.
Il decreto introduce anche nuovi obblighi per i sindaci, che dovranno presentare annualmente al Consiglio comunale una relazione sull’attuazione del programma. In caso di mancato adempimento, è prevista una sanzione pari alla metà dello stipendio.
Altri cambiamenti riguardano i tempi di assenza dal lavoro per gli amministratori locali: il tetto massimo sarà di 72 ore al mese per un consigliere, un sindaco o un assessore che partecipa alle attività del Consiglio o della giunta.
Infine, per l’approvazione di una mozione di sfiducia al sindaco, sarà necessario il voto favorevole del 70% dei consiglieri comunali.
Questo testo, già approdato in Aula, sarà probabilmente oggetto di emendamenti da parte dei vari partiti, ma segna un passo importante verso una riorganizzazione delle regole per i Comuni italiani.
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