Il procuratore De Lucia a Castellammare: "Cosa nostra tenta di ricostruire la forza degli anni '80"
Durante un evento svoltosi al castello arabo-normanno di Castellammare del Golfo, il procuratore della Repubblica di Palermo, Maurizio de Lucia, ha lanciato un allarme importante sul ritorno della mafia siciliana. Nel corso della presentazione del libro "L’armata del diavolo", scritto dal procuratore delegato europeo Calogero Ferrara e dall’analista informatico della Procura di Palermo Francesco Petruzzella, de Lucia ha dichiarato:
"Lavoriamo per indebolire tutti i pezzi di una sola struttura che è 'Cosa nostra', che oggi tenta di ricostruire la forza degli anni '80, senza distinzione tra mafia militare e dei colletti bianchi; che non sono separate poiché la mafia trattava ai piani alti dell’imprenditoria e della politica, con alle spalle la forza militare di quelli che uccidevano".
L'incontro, moderato da Franco Nuccio, direttore dell’agenzia Ansa di Palermo, ha approfondito il fenomeno mafioso attraverso una prospettiva giuridica e storica. Gli autori del libro e il procuratore de Lucia hanno esplorato il ruolo della magistratura nello studio e nella lotta alla mafia, con un focus su episodi cruciali come le stragi mafiose e la recente cattura del boss Matteo Messina Denaro.
Le parole del sindaco Fausto: "Fare memoria per comprendere la criminalità organizzata"
Il sindaco di Castellammare del Golfo, Giuseppe Fausto, ha espresso gratitudine per la presenza degli autori del libro e delle autorità coinvolte nell’evento. Nel suo discorso, Fausto ha sottolineato l’importanza della memoria storica:
"Fare memoria degli anni dello stragismo significa non dimenticare, ma soprattutto vuol dire comprendere cosa è la criminalità organizzata".
Il sindaco ha ringraziato i presenti, tra cui gli studenti degli istituti scolastici locali, per aver partecipato a un incontro che ha offerto una preziosa opportunità di riflessione. Ha inoltre ricordato l'impegno e il sacrificio di figure illustri della lotta alla mafia, come Piersanti Mattarella, Paolo Ficalora e Gaspare Palmeri, concittadini che hanno pagato con la vita la loro opposizione a Cosa nostra.
"L’armata del diavolo è un lavoro prezioso che rende ancora più evidente l’antitesi tra la violenza mafiosa e l’impegno di chi, come il nostro concittadino Piersanti Mattarella, ha detto no a costo della vita", ha concluso Fausto.
Il tributo a Giovanni Falcone
Durante l’evento, il procuratore Maurizio de Lucia ha voluto rendere omaggio alla figura di Giovanni Falcone, ammettendo la colpevole negligenza da parte di molti nei confronti del magistrato palermitano:
"L’unica attenuante che ho è che ero giovane, ma non mi sono mai dimenticato l’errore, perché Giovanni Falcone aveva compreso quale fosse il vero sistema per contrastare la mafia. Tutte le volte che ne parliamo dovremmo chiedere scusa per come è stato trattato dagli altri magistrati. Non ci sono giustificazioni. Alla base c’è l’invidia di tanti piccoli davanti a un grande".
De Lucia ha inoltre rimarcato l’importanza di parlare ancora di mafia, utilizzando gli strumenti della conoscenza e del ragionamento:
"Non è vero che non interessa più parlare di mafia. Bisogna saperlo fare usando gli strumenti della conoscenza, dell’approfondimento e del ragionamento. È essenziale il modo di approcciarsi per comprendere un fenomeno complesso qual è la mafia, proprio come fa il libro di Ferrara e Petruzzella".
L’incontro ha visto la partecipazione di numerose autorità e cittadini, e ha offerto uno spaccato profondo sulla complessità del fenomeno mafioso, con un focus su fatti storici drammatici, come l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo e la lotta incessante di magistrati e forze dell'ordine contro Cosa nostra. Il libro L’armata del diavolo si pone come una testimonianza documentata e necessaria per comprendere la violenza e il potere di Cosa nostra, ma anche il coraggio di chi si è opposto a essa, pagando con la vita.
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