Carlo, Genova. Autobiografia di una nazione
Non è un numero da anniversario il 23, i dieci anni o il quarto di secolo si commemorano - quelli si che fanno rumore - in Sicilia poi siamo reduci dalla retorica dei trent’anni delle stragi di Capaci e Via D’Amelio.
Rassegna stampa dell’alba, leggo un disegno di Mauro Biani, “Carlo” (20 luglio 2001 la data la aggiungo io): dov’ero, che facevo? Genova, G8.
La memoria ancora buona e aprire i cassetti è un attimo, e lì Eligio Paoni fotografo e non solo lui ma ci arrivo tra qualche riga.
Avevo un’amica che faceva la spola tra la Sicilia e casa sua nel ponente ligure e nei giorni prima della grande kermesse che avrebbe visto i grandi del mondo a Genova e l’Italia al centro delle cronache, in taxi mi chiamò e mi disse “ respiro un’aria strana, l’aeroporto è militarizzato e appena fuori dal perimetro non sembra la Città di Cristoforo Colombo ma un territorio che attende più un assalto dal mare”, e quelle telefonate divennero più serrate in prossimità dell’inizio.
Ma non capivo.
In quegli anni in molti eravamo convinti dell’utilità di queste riunioni tra i grandi della terra, e al contempo maturi i tempi per una coscienza alternativa ai grandi scenari della globalizzazione che poi avremmo visto.
A Genova, ricordo chiaramente che fuori dalla famosa zona rossa, diverse anime e sensibilità si sarebbero incontrate e confrontate per discutere di sistemi sostenibili di sviluppo, di cambiamento del clima, del sud del mondo che già premeva nel Mediterraneo e non solo: era il Genoa Social Forum.
Nonostante tutto la speranza c’era di credere che con la parola la non violenza e il confronto e l’ascolto qualcosa potesse accadere.
Non fu così.
A Genova arrivarono anche i black bloc da mezzo mondo, e fu il disastro: fotografi giornalisti e tv di fatto iniziarono a raccontare un teatro di guerra e le telefonate della mia amica mi furono chiare fin da subito. Quella città era stata ingabbiata, molta parte dei genovesi invitati caldamente ad andare via nei giorni concomitanti e quando vidi le prime dirette e poi i servizi fotografici a seguire capimmo in molti che l’aria era pessima e che nonostante gli inviti al confronto qualcosa di grosso poteva accadere, e accadde. Del G8 di fatto non se ne curò più nessuno.
Prima di scrivere questo pezzo, ho riascoltato un podcast originale scritto e realizzato da Mauro Pescio e Daria Corrias per Rai Radio3 - Genova per tutti - per rivivere questi ventitré anni trascorsi; poi ho ripreso una mia memoria su Eligio Paoni - morto nel 2018, reporter autentico ed è a lui che dobbiamo le fotografie di Piazza Alimonda mentre il carabiniere Placanica dentro il Defender spara con la sua calibro 9 a Carlo Giuliani che tenta di colpirlo con un estintore.
Dopo l’ascolto del podcast e aver rivisto quelle fotografie ho mollato tutto per qualche ora, ho rivissuto quel tempo assurdo, e della Scuola Diaz ancora non ne sapevamo nulla.
"Autobiografia di una nazione" ascolto nei primi minuti del podcast, e forse è una lettura originale di quella Italia, dove l’ordine pubblico fu gestito in modo discutibile e dove tutto saltò: le regole più elementari di umanità, della Scuola Diaz si parlò di macelleria argentina e questi termini di paragone nel civile e democratico Paese ci devono far riflettere su quanto accadde. Ma siamo anche la nazione delle stragi e dei processi infiniti per non trovare mai i colpevoli, a Genova c’erano e sappiamo come andò a finire.
Noi che credevamo in quel processo partecipato e di confronto ci ritrovammo ad editare fotografie quasi impublicabili per i quotidiani, Eligio Paoni fu massacrato dai carabinieri e fece appena in tempo a mollare i rulli ad un collega, il referto dell’ospedale fu tremendo e lui si riprese dopo quasi un anno.
Dopo la Diaz e i pestaggi alla caserma Bolzaneto, il buio su quella pausa che ci fu a Genova sulla democrazia, sulla sospensione dei più elementari diritti civili e umani.
Dico grazie alla Rai per aver prodotto questa memoria e le scuole e non solo dovrebbero prendere un tempo e ascoltare e magari studiare questo pezzo di storia contemporanea, dove ancora oggi c’è un buco nero dove ci siamo persi e molti non si sono più ritrovati.
Mauro Biani e il suo disegno da leggere invita a ricordare per chi c’era, e alle nuove generazioni a studiare cosa accadde: ci vuol poco a leggere un disegno, ma è quella leggerezza che diventa macigno per chi ha voluto rimuovere tutto o quasi.
Giuseppe Prode
Tenuta Gorghi Tondi a Vinitaly 2026: tra nuove annate, Sicilia DOC ed...
Tenuta Gorghi Tondi sarà presente a Vinitaly 2026, in programma a Verona dal 12 al 15 aprile, portando con sé il racconto di una Sicilia autentica, tra mare, biodiversità e viticoltura biologica. Situata...
Micro-risparmio quotidiano: i metodi per mettere da parte piccole somme
Pochi centesimi al giorno, qualche euro alla settimana. Sembra niente, ma, sommati nel tempo, quei piccoli importi che sfuggono dall'attenzione possono trasformarsi in una cifra importante. Il micro-risparmio di ogni giorno parte...
Sezioni
